Di là, agli altri scritturali dello studio che da tre giorni si spassavano a punzecchiarlo con fredda ferocia, aveva promesso, digrignando i denti, a chi una veste di seta per la moglie, a chi un cappello con le piume per la figliuola, a chi un manicotto per la fidanzata.
— Magari!
— Ah sì? E un po' di biancheria anche.... Qualche camicia fina, velata e ricamata, aperta davanti, per tua sorella?
— Magari! E perchè no?
— Ma a patto che l'indossi....
Voleva che di quella eredità tutti, con lui, fossero insozzati.
Leggendo nell'inventario la descrizione del ricchissimo guardaroba della defunta, e di quel che contenevano di biancheria gli armadii e i cassettoni, s'era figurato di poterne vestire tutte le donne della città.
Se un resto di ragione non lo avesse trattenuto, si sarebbe fermato per via a prendere per il petto i passanti e a dir loro: — Mia moglie era così e così; è crepata or ora a Napoli; m'ha lasciato questo e quest'altro; volete per vostra moglie, per vostra sorella, per le vostre figliuole, una mezza dozzina di calze di seta, finissime, traforate?
Un giovanotto spelato, dalla faccia itterica, lunga e tagliente, che aveva la malinconia di voler parere elegante, sentiva finirsi lo stomaco da tre giorni, là nella stanza degli scritturali, a quelle profferte. Era da una settimana soltanto nello studio, e più che da scrivano faceva da galoppino, come chiaramente dimostravano le scarpe; ma voleva conservare la sua dignità; non parlava quasi mai, anche perchè nessuno gli rivolgeva la parola; si contentava d'accennare un sorrisetto vano a fior di labbra, non privo d'un certo sprezzo lieve lieve, ascoltando i discorsi degli altri, e tirava fuori dalle maniche troppo corte o ricacciava indietro con mossettine sapienti i polsini ingialliti.
Quel giorno, appena Crispucci uscì dalla stanza del signor avvocato e prese dall'attaccapanni il cappello e il bastone per andarsene, non potè più reggere e lo seguì, mentre gli altri scrivani, ridendo, gridavano dall'alto della scala: