Io avevo sentito parlare di questo consigliere Pagani, ma non lo conosceva nemmeno di vista; epperò garantisco la risposta datami, ma non garantisco che fosse realmente il consiglier Pagani e tanto meno che questi fosse un austriaco marcio.

Il giovane menzionato si unì al gruppo che conduceva il prigioniero ed era evidente ch'era con loro, e rimasto a far guardia alla porta.

Quanto ai Reisingher altro non era che la conseguenza della voce corsa che fosse stato ripreso il Genio, alla qual fazione s'era fatto intervenire un reggimento; quanto poi all'arresto del Pagani, o di chiunque fosse, era un atto di precauzione contro un sospetto di tener mano ai Tedeschi. Siccome abitava in quel luogo ritennero la possibilità di un'intelligenza e vollero assicurarsi della sua persona. Non occorre nemmeno dire che non gli venne torto un capello.

Per quanto io fossi persuaso che nulla eravi rapporto ai Reisingher, non pertanto siccome il fabbricato del Lotto confinava colla via degli Andegari, che fiancheggiava in parte anche il giardino Confalonieri, rimasto solo volli andare a verificare se in quella strada vi fosse qualche novità, e traversato tutto quel porticato pel quale erano venuti i giovani col prigioniero, salii la scala che conduceva al piano superiore ch'era in fondo a destra del detto corritoio. Al primo o secondo ripiano eravi una finestra bassa, oblunga, la quale si apriva precisamente su quella via e si trovava quasi di fronte alla porta abbruciata, per la quale eravamo prima entrati e poi usciti precipitosamente dopo quel tale saluto. La via era completamente deserta, non eravi anima vivente, nè udivasi rumore alcuno. Rassicurato che assolutamente nulla era seguìto all'infuori dal fatto dei pochi che erano penetrati nel locale del Genio, pensai andare al Governo e rassicurarlo se mai quelle esagerazioni del reggimento Reisingher fossero giunte a sua notizia. Benchè fosse già assai tardi nella notte, trovai Casati e Borromeo ancora in piedi; narrai l'accaduto e come già fosse stato esagerato. Ne erano già edotti, e l'uno dei due, non rammento bene quale, ma credo il Borromeo, mi disse con certo sangue freddo: Non ci staranno a lungo.

Ritiratomi in un canto, mi stesi in terra per riposare alcune ore. Ai primi arbori era di nuovo in piedi; corro difilato al Genio, dalla parte del Monte di Pietà, e trovo alcuni curiosi sulla porta.

Ma! e i Tedeschi? chieggo loro.

Non vi è più nessuno, mi rispondono.

Non basta, soggiunse uno di loro, hanno abbandonato anche il Comando Militare.

Questo era grave; corro a verificare il fatto: esso è vero, ed allora torno al Governo Provvisorio; altri erano pur venuti a narrare la stessa cosa, ed io la confermai come posta fuori d'ogni dubbio. Il Governo mi pregò di andar colà io a prendere possesso del locale in suo nome, scegliendo qualche persona a cui affidare l'incarico di compilare un inventario regolare, quanto era possibile in quelle circostanze. Vi ritornai; il piano terreno era già pieno zeppo di gente, che faceva un gran baccano; i primi si erano accontentati di entrare nei luoghi aperti, ma sopraggiunti alcuni facchini con mazze di ferro, cominciarono ad abbattere le porte chiuse, irrompendo in tutte le camere, e dietro ad essi la folla. Allorchè arrivai io, il luogo presentava già l'aspetto di un campo di battaglia; entrando dal gran portone si trovano subito a destra due o tre stanze destinate allora ad uffici; il suolo era già gremito di carte, ed un ritratto dell'imperatore era già fatto a pezzi.

Mentre ero colà, odo alcuno che dice: Vanno in cantina, e laggiù vi sono Tedeschi. Io non aveva manifestato la mia qualità, perchè, non avendo distintivi, era inutile il farlo se non si presentava una circostanza che lo richiedesse. Il primo pensiero che mi si presentò fu quello della nessuna probabilità di quel caso: i Tedeschi avevano abbandonato quel locale a tutto loro agio durante la notte; per qual motivo si sarebbe taluno nascosto nei sotterranei? Non pertanto essendosi colà diretti quei facchini colle loro mazze, e già rivoltandomi il loro contegno per quelle ridicole bravate pensai alla possibilità effettiva del caso, e mi spinsi innanzi fra loro.