Una stranezza simile è impossibile, dissi a mè stesso; infine io sono sempre membro del Comitato di Difesa; andrò al Governo Provvisorio per saperne qualcosa di preciso. Se quel primo spettacolo doveva riuscirmi inatteso, non fu così il contegno generale della popolazione; si vedevano i parenti e gli amici che si incontravano per la prima volta, abbracciarsi, baciarsi, si sentivano narrarsi le vicende reciproche; ad ogni tratto si udiva l'espressione: Sono proprio andati; intanto che altri riferiva dov'erano le ultime colonne dei Tedeschi. Avvicinandomi più al centro, cominciai a veder figure che non aveva veduto mai durante il combattimento, persone tutte coperte d'armi, con sciabole enormi, spade, pistole alla cinta, stili da ogni parte, che procedevano con un'aria di fierezza, come uomini pei quali ciò che rimaneva da farsi per annichilare i Tedeschi fosse cosa piuttosto da scherzo che seria. Io già così mal disposto di salute, cominciai intraveder la verità e sentir avversione per quella gente. Erano infatti persone che non avevano preso parte alla lotta nei giorni passati, e sbucavano dai loro nascondigli, cercando mostrarsi in quel giorno sì vicino ancora a quelli dell'azione, perchè il pubblico credesse che avevano combattuto anch'essi.
Arrivato a poca distanza da casa Taverna incontrai una persona di molta distinzione, mia amica e che non era estranea al Governo Provvisorio; ci stringemmo la mano.
— Ebbene, sono partiti, diss'io, ma hai tu notizia dell'arrivo dei Piemontesi?
— Troppo tardi!
— Ma come troppo tardi? che cosa mi dici?
— Che vuoi? non fa più effetto.
— Ma Dio buono! la guerra ha ancora da cominciare! È chiaro che Radetzky è partito quando fu certo che veniva l'esercito piemontese.
— Per carità non dir questo; ti saltano agli occhi!
— Ma a che giuoco giuochiamo? credi tu forse che si possa far la guerra senza un esercito regolare?
E qui s'impegnò un lungo discorso che io non riprodurrò, perchè non lo potrei garantire nelle sue particolarità come garantisco l'esordio che ho citato.