Ma e l'affare del caporale? Da chi era stato ferito?

Ecco come avvenne. I nostri avevano legato una bandiera tricolore al parapetto in ferro, ed essa pendeva in fuori del campanile; allorchè il caporale che arrivò in cima col sagrestano, vide quella bandiera, volle strapparla; ma sul terrazzo dei vicinissimi portoni, vi erano i nostri, i quali, nulla sapevano di quanto avveniva nella canonica, ma visto quel soldato austriaco che strappava la bandiera, scaricarono i loro fucili contro lo stesso, ed una palla gli traversò il corpo fra lo stomaco ed il ventre, ed un'altra gli recise netta l'ultima falange dell'indice della mano destra.

Io aveva all'ora freschissima la memoria di quel campanile; epperò finita ch'ebbe la narrazione non potei astenermi dall'esclamare:

Ma come mai fu possibile che un uomo in quello stato discendesse le scale di quel campanile, e sopratutto la scala a piuoli?

Eppure, replicò il parroco, ei lo fece; rimasi sbalordito anch'io, allorquando il sagrestano mi narrò i particolari di quel fatto.

Ma dell'ufficiale che ne dice? come spiega quel suo discorso?

Che vuole! io non posso dir altro se non che noi dobbiamo ringraziar la Provvidenza che ci fece capitare in un uomo ragionevole che seppe padroneggiare il suo impeto; del resto quel momento quando il caporale entrò in chiesa gettandosi a terra sui gradini dell'altare, contorcendosi e gridando per gli atroci dolori, fu un momento terribile; noi ci credemmo tutti perduti.

Tali furono i più notevoli particolari che mi narrò quell'ottimo uomo intorno al fatto di S. Bartolomeo avvenuto nel mattino del 21 marzo. Tutto ora è colà cambiato: disparvero la chiesa, il campanile e la canonica; e pur troppo è morto anche quel buon sacerdote; unici rimangono ora i Portoni. Che quegli altri edifizî dovessero sparire per far luogo ad una nuova e larga via (Principe Umberto), sta bene, e vi ebbe guadagno; ma quanto a' Portoni mi sia lecito il dire che la loro distruzione porterebbe la perdita dell'unico ricordo che ancora conserva Milano della famosa epoca del Barbarossa. Quali vediamo noi i due archi centrali di quei portoni, tali li videro i Milanesi del secolo XII e di sette altri secoli successivi; ora dovrebbero avere un maggior pregio, dacchè più d'un ricordo delle Cinque giornate si collega anche ad essi; dall'altro lato la generazione attuale e le future godono di ben altra comodità e sicurezza, dacchè furono aperti ai due fianchi i passaggi pei pedoni, talchè le due porte centrali rimasero per il passaggio esclusivo dei rotanti. Or sarebbe egli un chieder troppo per quell'unico ricordo che si volesse conservarlo, e si cessasse dal metterne in forse la sussistenza a grado del primo venuto a cui talenti di chiamare quegli archi inutili, o peggio, pericolosi ingombri? Fra l'eccesso di chi vuole conservar troppo, e quello di chi vuole distrugger tutto, non so qual sia il più nocivo, certo si è che in Milano non è più possibile cadere nel primo, sibbene nel secondo; ma, restringendomi a que' Portoni, io nutro fiducia che il buon senso e la patria carità dei Milanesi li salveranno mai sempre da inconsulta distruzione.

CAPITOLO TREDICESIMO

L'autore entra in alcuni particolari intorno alle condizioni di Milano durante le Cinque giornate rapporto alla circolazione, al vitto, alla sicurezza, non che intorno al contegno del bel sesso.