Fra i molti fatti che dopo un lasso di 27 anni[35] difficilmente si possono comprender bene ed anche giudicare a seconda del merito, sta forse in prima linea quello dell'influenza di Pio IX e del clero.
Fedele al mio assunto di non parlare che di quanto posso garantire, io non m'occuperò che del clero lombardo, benchè creda che la gran parte di quanto narrerò si possa applicare a tutto il clero dell'Alta Italia.
La sua influenza fu grande, e tale che, se non esistessero ancora testimonî a decine di migliaia, in ogni classe di persone, difficilmente lo si crederebbe da chi dovesse apprendere soltanto dagli scrittori di storia la narrazione di fatti, de' quali non potesse più avvalorarsi di tante e sì svariate testimonianze. Il dimenticare di far cenno della parte ch'ebbe il clero, sarebbe cosa ingiusta, un errore storico dei più imperdonabili. Per quanto modesto sia il carattere di questo scritto, e si debba qualificare piuttosto cronaca che storia, la sua base caratteristica rimane sempre la verità, e questa sarebbe lesa se tacessi di una delle cause più influenti dei fatti che narrai.
Queste premesse sono indispensabili non per i contemporanei degli avvenimenti, ma per la gioventù che crebbe dopo, e che, trovandosi educata in un'atmosfera affatto diversa, dura fatica a farsi un concetto netto di que' tempi sotto tale rapporto.
Se un giorno, taluno, senza prevenzioni di sorta, si proverà a studiare la storia dello svolgimento dell'idea dell'indipendenza nazionale italiana, troverà un punto capitale che si presenta da sè quale principio d'un periodo diverso dei precedenti nel suo andamento. Questo punto capitale di partenza è l'elezione al trono papale di Pio IX. Esso comincia a metà giugno 1846, trova il suo apogeo verso la fine del successivo 1847, declina bensì dopo quell'epoca, ma per circa la prima metà del 1848 i suoi effetti sono sempre grandissimi, e come tali agiscono ancora durante le celebri Giornate di Milano.
Pio IX succedeva a Gregorio XVI, dotto cenobita, uomo non senza meriti, ma vero tipo d'un pontefice quale lo svolgimento di tutta la storia del papato aveva costretto ad essere il Papa, nella sua qualità di sovrano temporale, cioè avverso ad ogni libertà, intollerante in materia politica più ancora che in materia religiosa, diffidente de' principi italiani, ed anche dell'Austria, ma costretto a riconoscerla come il principal sostegno del suo trono.
L'opinione pubblica in Italia, e più specialmente negli Stati Pontifici, erasi rassegnata a non ammettere nemmeno la possibilità che un Papa potesse essere diverso da quel tipo, sì perfettamente rappresentato da Gregorio XVI.
L'Italia, nel suo cammino verso la libertà, incontrò sempre il Papa principe temporale qual suo nemico; coloro stessi che in piena buona fede credevano che la condizione di essere sovrano indipendente fosse necessaria pel capo supremo della Chiesa cattolica, non si dissimulavano quelle difficoltà di speciale natura, che doveva generare l'inevitabile lotta fra l'interesse nazionale e l'interesse del capo della Chiesa. Quasi contemporaneamente alla nuova dell'elevazione al trono del nuovo Papa, si sparge quella che sia di sentimenti liberali; indi a poco arriva l'atto dell'amnistia così lata, così ampia, senza restrizioni. L'effetto è indescrivibile, non già solo in Italia, ma in tutta Europa, anzi in tutto l'orbe civilizzato. Pochi documenti furono riprodotti così prontamente da tutti gli organi della pubblicità come quello. Esso si raccomandava talmente per la sostanza e per la forma, che fece l'effetto di un vero avvenimento, del quale tutti si occupavano, nelle città e nei villaggi, in pubblico ed in privato. Notizie venute da Roma non si limitavano a descrivere l'entusiasmo generale per quanto già si era fatto, ma annunciavano riforme in senso liberale, e l'inaugurazione netta e franca di una politica italiana, ossia d'una politica tendente a procurarle la sua indipendenza; allora l'entusiasmo anche negli altri Stati d'Italia non ebbe più freno. Pio IX divenne l'inviato della Provvidenza per l'emancipazione nazionale; il perno, il centro il più naturalmente indicato per la spinta morale verso quella secolare aspirazione dei più insigni figli d'Italia. Un Papa liberale! questo capovolgeva i ragionamenti di tanti scrittori e pensatori antichi e moderni; ma nulla importava che venissero presi in fallo; l'effetto era tanto maggiore anche per questo; che importava mai che quegli scrittori e ragionatori avessero torto? L'essenziale si era, che il preteso conflitto, l'ostacolo ritenuto tanto naturale quanto inevitabile, non esisteva più; e la teoria, benchè appoggiata sino allora dal fatto, veniva distrutta da un altro fatto più recente, che doveva essere principio di un periodo opposto, convertendosi in aiuto quello che fino allora si credeva un ostacolo. Sia pure il primo Papa liberale, che si pone a capo della falange degli aspiranti all'indipendenza nazionale, non è per questo meno potente, meno vero o meno decisivo quel fatto. Il Papa è il capo della milizia la meglio organizzata che si conosca e con una disciplina secolare, le cui ramificazioni s'intrecciano con tutta la società, dalle classi alte alle infime; i suoi ministri sono ricevuti nei palazzi e nei tugurî, sono ascoltati dai ricchi e dai poveri, influiscono sugli individui e sulle moltitudini, in pubblico ed in privato. È un esercito la cui potenza morale è sempre grande, ed in quell'epoca era sconfinata.
L'idea dell'indipendenza nazionale aveva sempre trovato fautori nel clero lombardo, ma la speciale missione del clero, la certezza che il capo visibile della Chiesa era avverso ad ogni innovazione politica, faceva sì che il maggior numero si tenesse estraneo ad ogni azione; ma, dacchè si annunciò essere liberale il Papa stesso, cadde la ragione del ritegno, ed il clero si fece caldo sostenitore dell'idea dell'indipendenza italiana, e fu pel suo mezzo ch'essa divenne popolare anche nelle campagne. Già un gran passo era stato fatto in quel senso da scrittori che, condannando gli insani tentativi delle cospirazioni, avevano accennato alla via opposta, ossia a rendere partecipi dello scopo, cui si tende, le moltitudini, le quali soltanto potevano dare i mezzi, ossia essere pronte ad offrir vita e sostanze; il che non si ottiene che con una convinzione profonda, che conviene prima saper generare. I molti scritti, che, dapprima in via indiretta e poi senza velo, avevano agito sulla pubblica opinione, avevano già allargato il numero non solo dei credenti nell'avvenire d'Italia, ma anche di quelli che sarebbero stati pronti ai sacrifici; nullameno, per quanto fosse grande questo numero, esso crebbe a dismisura allorquando tutto l'esercito disciplinato del Papa si fece esso pure a diffondere e commentare la possibilità d'una patria libera ed indipendente. L'idea, già per sè generosa e seducente, non più contrastata, ma all'opposto favorita dal clero, penetrò letteralmente in tutti gli strati della società; ma con essa penetrò anche l'idea d'un inevitabile conflitto coll'Austria. E si accettava anche l'idea della guerra, e le probabilità di vincerla si deducevano da quella concordia universale che si manifestava. A prezzo di grandi sacrifici già si vedeva l'Italia padrona di sè, fare il suo cammino senza lotta fra lo Stato e la Chiesa, senza nocumento per la religione. Non è a dire quanto ciò contribuisse ad aumentare il numero di coloro che avevano fede nei destini del paese e togliendo ostacoli in seno alle famiglie, ravvicinando giovani e vecchi, che per quanto al sentimento nazionale, alle idee fondamentali di indipendenza dallo straniero andavano d'accordo, ma dissentivano intorno alla questione del potere temporale del Papa; questione che veniva naturalmente ad eliminarsi, dacchè il Papa stesso si faceva campione dell'indipendenza nazionale.
Quanto alla lotta inevitabile, già nel 1847 se ne viddero i prodromi nelle misure che il Governo austriaco andava prendendo rapporto alla nuova attitudine del clero. Credo fosse preparato ad ogni evento, meno che a quello d'un Papa liberale; epperò rimase stranamente sconcertato. Egli comprese perfettamente che non si poteva fondare unicamente sul numero dei soldati, sulle baionette e sui cannoni per far fronte ad un'opposizione diversa da quella preparata dalle sètte segrete; epperò decise di combatterlo. Cominciò colle ammonizioni ai parroci, col far sorvegliare e quasi sindacare le prediche; ma riusciva al risultato opposto, poichè un parroco ammonito diveniva subito oggetto di simpatia e di lode, come buon patriota. L'autorità governativa, ultima nella gerarchia degli stipendiati, e che si trovava all'immediato contatto delle popolazioni, era il commissario distrettuale. Oltre le attribuzioni amministrative, aveva quelle della polizia propriamente detta, la quale allora si divideva in due distinte categorie: la polizia che corrisponde all'ufficio di pubblica sicurezza odierno e la polizia politica. Rapporto alla prima, le condizioni fatte da una sequela d'anni di governo forte erano buone, e per questo quelle autorità avrebbero avuto, se non la simpatia delle popolazioni, certo nessun odio da esse; ma in que' tempi, e nel bisogno in cui si trovò il governo, allorchè dovette combattere anche il clero, la parte politica prevalse.