Perchè tale sentimento non si diffonderebbe anche in Italia in quelle classi? La stessa prescrizione così assennata dello Statuto che dichiara gratuita la funzione di deputato e di senatore, non è dessa un invito a sì nobile missione?

Se in ogni tempo gli Stati ebbero bisogno di essere governati da uomini istrutti, forse non fu mai sì grande tal necessità quanto oggi che vediamo sorgere sull'orizzonte e farsi giganti questioni inattese, della più alta gravità per l'ordine sociale, questioni che avvolgono non uno o pochi, ma tutti gli Stati che si chiamano civili. Chi mai, or sono trent'anni avrebbe detto che nella capitale d'uno de' popoli più côlti, che a Parigi, i cui titoli di benemerenza pel progresso sono innumerevoli e grandi, doveva dominare per più di due mesi la reazione la più selvaggia contro ogni principio di società, contro la proprietà, la religione, la famiglia? Come non vedere che quel fatto non fu isolato, non fu il parto di fortuite circostanze, ma frutto di una elaborazione di lunga mano che generò tanti elementi sovversivi che si appoggiano alle più brutali passioni dell'uomo; passioni che si trovano ovunque, ed in determinate circostanze possono suscitare i medesimi imbarazzi, trovandosi ovunque apostoli di quelle empie dottrine?

Sono vere e grandi questioni internazionali, che si devono prendere sul serio e non illudersi, credendo che possano vincersi senza lotta morale e fors'anche materiale; sono questioni che non si devono studiar solo in fugaci articoli di giornali, ma nella loro essenza e nelle cause che vi diedero origine e ne prepararono lo svolgimento. Alle molte questioni intricate e speciali d'ogni Stato, d'ogni luogo, or si aggiungono queste minacciose per tutti, ed ogni nazione deve trovar uomini energici che abbiano il coraggio ed il sapere di rintuzzar quel nemico che prepara e vuol far trionfare una barbarie d'un nuovo genere uscita dalla civiltà degenerata. L'Italia non deve star addietro alle altre nazioni in questa coalizione che viene imposta dai sovvertitori d'ogni ordine. I migliori elementi si troveranno ancora nella classe che ha molto da perdere; ma i sacrifici de' singoli sono un nulla in confronto del sovvertimento dell'ordine sociale; epperò la questione non deve rimaner individuale, nè considerarsi in rispetto ai solo interessati, ma deve elevarsi al vero naturale suo livello, cioè d'una delle più gravi che agitar possono la società.

L'Italia è libera; ma non lo è da tutte le tirannie. È libera dalla tirannia politica che dava ad un individuo, sotto qualsiasi nome o titolo, l'autorità di comandare a suo talento. Era un gran male e ci vollero nullameno di 22 anni per liberarsene interamente, ma la libertà politica che si ottenne generò forse anche le altre che si attendevano le popolazioni, quella del libero svolgimento di tutte le opinioni, il rispetto all'onore dei cittadini, alle sue convinzioni politiche e religiose? Sarebbe un'amara derisione il voler sostenere in senso affermativo una tesi simile! Tirannuncoli d'ogni specie si impossessarono della libertà ed a forza di intimidazioni fanno violenza e trascinano altri, anche contro le proprie convinzioni, ed impediscono di fatto che usino dei loro diritti. Da che proviene questo? Dalla mancanza di coraggio della propria opinione; il qual coraggio deve essere un elemento indispensabile nella vita d'un popolo libero. Sta nei decreti della Provvidenza che una nazione non solo ha bisogno di trovar uomini coraggiosi per redimersi se non è indipendente, ma che anche dopo redenta non può prosperare se non trova altri cittadini coraggiosi che non si lasciano sopraffare ed indurre ad agire contro le proprie convinzioni. La libertà è per tutti, ed appunto per questo, l'abuso degli uni si rivolge in tirannia contro gli altri. E sono forse poche le parti in Italia nelle quali si esercitano pressioni tiranniche, intimidazioni ed abusi? Si invocano leggi, si grida contro la loro impotenza; ma non vi è legge che non divenga impotente, quando i cittadini volontariamente abdicano alla propria indipendenza e fingono rispettare uomini che disprezzano e rinnegano la loro opinione, per farsi vilmente servi dell'opinione di quelli che temono. L'abuso è grande, si dice, non vi è persona per quanto si chiami aliena dall'ingerirsi in pubblici affari, per quanto cerchi sottrarsi agli sguardi altrui e seppellirsi fra le domestiche pareti, che sia al coperto di insulti gratuiti, di maldicenze d'una stampa che non conosce nè moderazione, nè leggi; or come pretendere che senza avere un gran coraggio si possa esporsi a dover lottare con essa? Ma chi dà influenza, chi mantiene sì baldanzosa questa stampa? È il vostro esagerato timore, e il credere che dipende dal capriccio di chiunque il dare o togliere definitivamente l'onore de' cittadini. Credete voi, per venire ad una prova di fatto, che in Inghilterra dove havvi pure libera la stampa, i cittadini si diano gran fastidio della stampa maledica, che rispondano agli attacchi de' giornali screditati? Essi cominciano anzitutto col non permettergli l'entrata nelle proprie case e tanto meno poi li comprano per non concorrere a mantenerli in vita. Un tal procedere, divenuto comune, obbliga la stampa ad andar guardinga e moralizzarsi anche nel proprio interesse. Avviene precisamente l'opposto di quanto avviene nei paesi, ove per timore si viene a patti coi peggiori giornali, fosse pur solo per averli neutrali; il che ha poi per effetto di incoraggiare i giornali stessi ad esercitare un terrore del quale traggono profitto. Or dubitereste voi che se anche in Italia si imitasse l'esempio dell'Inghilterra, non si avrebbero le stesse conseguenze?

Ma... io sono forse caduto un po' basso nell'opinione del mio lettore! Forse taluno, nel quale aveva destato qualche interesse, come cronista, dirà o penserà che finisco male colla lezione che voglio dare.

Permetta il lettore delle ultime linee che anch'io esprima la speranza, che non tutti, almeno, parteciperanno questo giudizio. Quanto diversamente procederebbe la cosa pubblica in Italia se ognuno avesse il coraggio della propria opinione, se quando è chiamato a dar un voto od esprimere il proprio parere, consultasse non già quale sia l'opinione di quelli che fanno più chiasso e si chiamano o si credono i rappresentanti della pubblica opinione, ma unicamente la propria convinzione! A me pare che potendo persuadere quanto debole sia la forza dei tirannelli, che è basata anzitutto sull'altrui timidezza od incuria, potendosi ottenere un po' di coraggio nella numerosa classe dei cittadini chiamati dalle leggi a cooperare al governo del paese, si vada per via diritta alla radice del male senza chieder nulla alle autorità ed alle leggi. È un rimedio che sta nelle facoltà di ogni singolo individuo e per questo io credo che non si possa abbastanza insistere, perchè lo si raccomandi, lo si diffonda e lo si adoperi. Ma a qual classe mai si potranno rivolgere questi eccitamenti con maggior fiducia, se non a quella dei cittadini indipendenti, in condizione d'aver bisogno di nessuno? Ad essi faccio l'ultimo appello e lo farò nel nome di que' tanti che caddero perchè l'Italia giungesse a quella meta che pur raggiunse, ma che non si manterrà, se ai nemici attivi, oggi più interni che esterni e che lavorano alla sua dissoluzione, non si contrappongono cittadini risoluti a difenderla ed a renderla onorata e rispettata.

AGGIUNTE ALLA SECONDA EDIZIONE

RITIRATA DELL'ESERCITO PIEMONTESE DOPO LA BATTAGLIA DI CUSTOZA.

CAPITOLO DICIOTTESIMO

Corrispondenze intercettate — Piano dei nemici di dividere l'esercito piemontese — Il quartier generale viene trasferito a Marmirolo — Battaglia di Staffale — Battaglia di Custoza — Ritirata su Goito — Ripresa di Volta — Nuovo abbandono — Deputazione inviata al campo nemico — Proposte fatte dal generale Hess.