Come era ben naturale venne dato tosto l'annuncio di quella vittoria al Governo di Milano, e venne ritenuta come un felice preludio della battaglia che doveva seguire il giorno dopo, e tutto accennava a far ritenere che quella sarebbe stata la vera battaglia campale e decisiva. Buona parte della notte dal 24 al 25 venne passata da noi ufficiali di Stato Maggiore nello stendere ordini e prendere disposizioni relative alla battaglia dell'indomani.
Il mattino del 25 verso le ore 6 il general Salasco mi fa chiamare, mi annuncia che sono stato prescelto a recare un ordine importantissimo al generale De Sonnaz a Volta al di là del Mincio, e mi presenta al general Bava; questi mi dà istruzioni più particolareggiate, mi dice di passar per Goito, ove doveva pure comunicare certi ordini al comandante delle truppe in quel luogo; il general Salasco mi consegna una lettera pel generale De Sonnaz. Il tutto si riferiva ad un attacco che il De Sonnaz doveva fare non più tardi del mezzogiorno sul fianco del nemico, avanzando su Borghetto, ove doveva passare il Mincio ed operare a Valeggio la congiunzione col corpo dello stesso Bava. Il giro ch'io doveva fare era un po' lungo (poco meno di 30 chilometri), ma ammesso che non avessi incontrate difficoltà, vi era il tempo da poter arrivare fra le 9 e le 10, sì che non mancasse anche quello necessario perchè la truppa, che già doveva ritenersi pronta, raggiungesse senza sforzo il vicino ponte di Borghetto (6 chilometri da Volta). La stanza ove ci trovavamo era immediata a quella del Re Carlo Alberto, il quale entrò nella medesima e mi disse le precise parole. Raccomandi anche a mio nome al generale De Sonnaz che attacchi all'ora indicata. Ringraziati i generali dell'onore che mi facevano, e fatto il mio ossequio a Sua Maestà, mi occupai tosto della partenza. Essendo impossibile che il mio cavallo, se l'avessi adoperato in quella lunga corsa potessi poi adoperarlo nella battaglia, noleggiai uno di quei leggerissimi biroccini colà in uso, con un buon cavallo ed ingiunsi alla mia ordinanza che allorquando la truppa sarebbe marciata su Valeggio, si unisse a quella, conducendo colà il mio cavallo; così disposto ogni cosa, io partii col mio condottiere, un giovine di circa vent'anni. In breve io fui a Roverbella, ma quivi trovai la via verso Goito barricata, e tutta la truppa disposta in ordine di battaglia.
Siccome temevasi che la guarnigione di Mantova facesse una sortita per prendere il nostro esercito alle spalle od anche solo molestarlo, si era dovuto lasciare della forza a Roverbella. Era un reggimento e precisamente il 17 con un po' d'artiglieria e cavalleria; altra egual forza erasi lasciata a Goito per difendersi da un attacco sulla destra del Mincio pel caso che movesse sopra Volta.
Prendendo in mano la carta topografica ed esaminando la disposizione delle nostre truppe in quel memorabile giorno si vede che non era cattiva; il grave errore della lunghissima linea che aveva durato fino ai 22 luglio era stato corretto colla marcia del 23 da parte della truppa sulla sinistra del Mincio e dal concentramento della truppa del generale De Sonnaz sulla destra, nessun corpo era cotanto lontano l'uno dall'altro da non potersi aiutare a vicenda; ma pur troppo quel concentramento non era stato l'effetto d'un piano concepito da una mente direttrice che corregge in tempo un errore, ma era invece di già una conseguenza dell'errore stesso, il movimento era stato imposto dal nemico. Il corpo del generale De Sonnaz facendo uno sforzo inaudito di precipitosa ritirata era bensì arrivato in luogo opportunissimo per attaccare l'inimico, ma affranto ed in quel disordine che accompagna sempre una ritirata precipitosa; certo però si è che la disposizione del nostro esercito era buona. Infine il 24 luglio a sera i due eserciti il piemontese e l'austriaco si trovavano in questa singolar condizione che entrambi contavano un successo ed una sconfitta, entrambi si erano concentrati col nerbo delle loro forze sulla sinistra del Mincio ed entrambi potevano venir attaccati da tergo o sul fianco; il piemontese da truppe che sortissero da Mantova, l'austriaco dal corpo del generale De Sonnaz. Le colline che da Villafranca e Valleggio si stendono verso Sommacampagna dovevano vedere lo scioglimento di quel sanguinoso dramma.
Da quanto ho detto si comprende l'importanza che aveva la mia missione e quanto ci tenessi ad eseguirla. Sì tosto giunsi a Roverbella chiesi del comandante di quella forza, e comunicatogli lo scopo della mia missione lo interrogai se aveva notizie degli Austriaci che potessero venire da Mantova. Sono già a Marengo, mi risponde, e mi attendo di essere attaccato da un momento all'altro. La via da qui a Goito è occupata dai Tedeschi; nulla di più impossibile di voler andare a Goito.
Marengo[37] dista 5 chilometri e non più da Roverbella.
A Goito posso rinunciare, soggiunsi, ma non a Volta. Io devo assolutamente andarvi a qualunque costo!
Ma come vuol fare?
Prendo la carta topografica e dico al colonnello: andrò a Pozzolo e passerò colà il Mincio.
Ella farà quello che crede, ma badi che tutta la campagna, tutte le vie da qui a Pozzolo sono in balìa dei Tedeschi; io ho poca truppa, non posso darle scorta.