Non importa, non ne chieggo, e forse mi sarebbe più di danno che di utile. Io conosco un giovine di qui che mi servirà di guida e basterà.
Eravi a Roverbella un giovine arditissimo del quale mi era servito altre volte per esplorazioni, ei conosceva ogni via, ogni sentiero; lo faccio ricercare e per buona sorte era in paese.
Senti, gli dico, mi hai servito altre volte, ma oggi devi rendermi un servigio segnalato; tu mi devi condurre a Pozzolo, ho un biroccino con un ottimo cavallo, ti darò un bel regalo.
Ei mi fa delle difficoltà, sapeva benissimo che i Tedeschi erano già vicini a Roverbella e potevano essere anche a Pozzolo, ma io insisto e faccio appello al suo amor proprio, al suo coraggio, al servizio grande che può rendere al paese; ei pensa un po' e poi mi dice: facendo un giro verso Villafranca e poi ripiegando verso Pozzolo si può tentare.
Tu farai quanti giri vorrai, rispondo io, purchè mi conduca a Pozzolo.
Ebbene andiamo, replica esso. Il cuore mi si allarga; ma il còmpito non era finito; io doveva persuadere anche il vetturale che non era della tempra di quel giovine, ma per esso aveva già il mio piano ben risoluto. Gli annuncio la decisione presa: In bocca ai Todeschi mi non ghe vado, mi risponde in veronese con due occhi fuori dell'orbita per lo spavento; io cerco persuaderlo colle buone, gli dico che viene quel giovine che ci farà da guida, che conosce tutte le vie e ci condurrà dove non vi sono Tedeschi, ma d'esso non vuol udir ragioni e ripete di continuo in bocca ai Todeschi mi non ghe vado.
Allora io ricorsi all'argomento decisivo. Tu sai, gli dico, che fummo d'accordo di darti 25 lire, ebbene te ne dò 50, ma tu verrai e se non vuoi venire io ti sequestro cavallo e biroccio e vado con questo giovine.
A quell'intimazione rimane muto, e siccome mi vedeva risolutissimo comincia ad interrogare il giovine come farà per fuggire i Tedeschi, la guida mi asseconda, gli dice che anch'esso non ama per nulla andar in bocca ai Tedeschi, ma che evitando la breve strada che da Roverbella conduce a Pozzolo sulla quale solo era probabile incontrarli, prendendo una più lunga in senso opposto o non si sarebbero incontrati ovvero si era in tempo di retrocedere verso Villafranca. Pare che quell'argomento sia stato il più decisivo, si rassegnò.
Quella traversata mi provò cosa vale una buona guida; quanti giri ei facesse mi è impossibile il dirlo; da una strada comunale, passava ad una consorziale, da una larga ad una stretta; ogni volta che si arrivava ad un crocicchio il baroccio si fermava ed ei discendeva ad esplorare con occhi di lince la nuova via a percorrere; una volta ci fece segno colla mano di non muovere; subito il mio conduttore esclama: I Todeschi, andemo in drio.
Vuoi finirla, gli rispondo, sarà nulla. Era infatti una persona che portava una falce che la guida aveva veduto dapprima in modo confuso, ma poi riconobbe ch'era un villico. Infine per venire alle corte noi arrivammo a Pozzolo sani e salvi; la guida mi procurò tosto una barca per traversare il Mincio. Prima di partire stesi per iscritto quanto aveva incarico di dire al comandante della truppa in Goito e l'affidai ad un individuo che si recava colà dalla sponda destra del Mincio ove non vi erano Tedeschi e quindi poteva farlo con sicurezza. Pagati i miei due uomini e data una stretta di mano e ringraziata di cuore la guida, passai il fiume su leggerissima barchetta. Erano le 9 antimeridiane passate e faceva già un gran caldo. Pozzolo dista da Volta circa tre chilometri, dei quali circa due corrono in piano ed uno in collina, ma tanta era l'ansia di arrivar in tempo che presa un'accorciatoia traversai il tutto di corsa; la parte in collina era un sentiero erto in mezzo a sassaie annerite dal sole; io arrivai a Volta prima delle 10, ossia nel tempo che mi era stato prefisso, ne aveva bensì perduto molto a Roverbella, ma evitando il giro di Goito lo aveva riguadagnato. Contento di quel successo chieggo ai primi soldati che trovo dove era il quartier generale. In casa Guerrieri, mi si risponde. In vetta al colle e nel punto il più elevato del paese sta quella casa grande e signorile, che prospetta con una delle sue fronti verso Valleggio.