Caro amico e pregiato collega,

Vi ringrazio dell'avermi fatta conoscere la bella lettera con che quel brav'uomo del comune amico Angelo Fava ha messo in chiara luce, essere stata da voi e non da altri, nelle prime ore della terza delle Cinque Giornate di Milano, portata e rizzata sul nostro Duomo la bandiera tricolore. Alla testimonianza autorevole ch'egli vi rende intorno a quel fatto, raccontato poi da voi nei vostri Ricordi con quella semplicità e quella copia di particolari che sono il più sicuro suggello del vero, io posso aggiungere anche la mia, poichè delle circostanze da lui esposte ebbi piena contezza e serbo fedele memoria, avendo avuto l'onore di essere per l'appunto nella terza giornata, uno dei segretarî della Commissione Municipale trasformatasi in appresso nel Governo provvisorio di Milano. Ma c'è un incidente che rafforza la mia testimonianza, mentre dà risalto alla vostra modestia, e dimostra che voi siete di quegli uomini, i quali fanno le cose belle, utili, grandi senza punto menarne vanto, paghi solo che la coscienza loro ne rimanga contenta.

Nel giornale che s'intitolava Il 22 marzo io mandai fuori il 29 marzo 1848 alcuni cenni biografici su quell'Augusto Anfossi di Nizza a mare, di cui ne' Ricordi voi avete rammentate le eroiche prove nelle Cinque Giornate e la morte lamentevolissima. Di lui io diceva: «Nessuno ne' giorni della nostra lotta mostrò maggior attività: egli era dappertutto a consigliare, ad operare, a studiare posizioni, a preparare mezzi di difesa e d'offesa, ad erigere barricate, a confortare combattenti e cittadini, ora strategico ed ora meccanico, ora arringatore ed ora infermiere, sempre esempio chiarissimo del più fervente patriottismo. E da lui s'ispirava ed a vicenda eragli ispiratore Giuseppe Torelli, datogli ad aiutante, anime ambedue degne d'intendersi, intelletti degni d'associarsi alla liberazione di questa carissima patria.» Questo io scriveva, non conoscendovi allora di volto, e solo sapendo del vostro casato, tanto che trascorsi a battezzarvi per Giuseppe, mentre il vostro nome è Luigi. Era però pienamente consapevole di tutto ciò che avevate fatto in quei giorni memorabili di conserva con l'Anfossi, e dell'esservi con lui indettato d'andare a piantare sul Duomo la bandiera tricolore, intanto ch'egli traeva a raccertarsi, se gli Austriaci avevano sgombro il fabbricato della Polizia. La chiara notizia che avevo di tutto ciò, fece sì che v'appaiassi con quel vero martire della nostra liberazione, e vi rendessi un omaggio che avrebbe solleticato chiunque fosse stato vago d'applausi, poichè nessun nome era allora più popolare fra noi di quello dell'Anfossi. Ma voi, come non menaste scalpore dell'impresa del Duomo, così non accennaste aver sentore del giusto merito che vi era tributato, e nemmeno vi deste pensiero di rettificare l'errore corso circa il vostro nome. Furono conoscenti vostri che si portarono all'uffizio del 22 marzo ad avvertire lo svarione, e perciò nel foglio del 3 aprile successivo del giornale medesimo fu indicato che «l'aiutante dell'esimio Anfossi chiamasi Luigi Torelli e non Giuseppe.»

Dopo la lettera del Fava io credo che nessuno oserà metter dubbio sul fatto a che essa si riferisce. Lasciate che vi ringrazii di nuovo d'avermela comunicata, anche perchè m'ha porta occasione di rinfrescarmi nella mente de' ricordi che pur in questi miei tardi anni mi riescono salutevoli, e giovano a scemarmi lo sconforto, onde mi stringono assai casi di questi giorni.

Conservatemi la vostra preziosa benevolenza, e tenetemi

Vostro affezionat. amico e collega
Achille Mauri.

Allegato II LETTERA AL COMMENDATORE MAURIZIO FARINA,
pubblicata da Angelo Brofferio nel 1865, nella storia del Parlamento Subalpino — Milano (Vol. I, pag. 444).

Milano, 8 marzo 1848.

Carissimo amico,

Gli avvenimenti incalzano e diventano preziosi i minuti. Ieri l'altro partirono apertamente e senza mistero otto altri cannoni per Pavia; ieri altri sei, per cui calcolati i 18 del 27 febbraio, sommano a 32 quelli spediti alla frontiera, senza calcolare tutti quelli che già vi erano a Pavia.