Or egli avvenne che nel terzo o quarto anno che ci trovammo e quando già si era in una relazione d'una amicizia famigliare, benevola, un giorno fossi solo ad accompagnarlo. Il territorio di Cassolnuovo è attraversato da un canale irrigatorio detto della Sforzesca perchè fatto scavare da uno dei duchi Sforza di Milano. Deriva l'acqua dal Ticino poco al disopra del gran ponte che un giorno costituiva il confine fra il regno Lombardo-Veneto ed il Piemonte. Quel canale reca la fertilità nel Vigevanasco. La passeggiata lungo il medesimo era una delle più favorite e quel giorno ci avviammo lungo le sue sponde.
Il discorso cadde sugli avvenimenti del 5 agosto 1848 in Milano. Conviene premettere che Manzoni era avidissimo de' particolari, anche i più minuti, di un fatto che molto l'interessasse. La parte che il dovere, il caso e la fortuna mi aveva imposto in quel giorno era stata piuttosto larga; posso dire che dalle 9 del mattino a mezzanotte passata una commissione con incarico era succeduta all'altra, era passato per emozioni le più diverse, aveva visto scene e spettacoli strazianti ed ogni ora della terribil giornata, era rimasta profondamente impressa nella mia mente e parlava di quei fatti come fossero avvenuti pochi giorni prima; fra gli altri, nella mia narrazione venni a quello cotanto caratteristico, anzi il più grave, quello del Manifesto per riprendere le ostilità... Ma cosa mi dice? esclama desso quando gli narrai come l'avessi steso io ed in quali condizioni. Quando passeggiando seco si arrivava ad un punto del discorso che richiamava in modo speciale la sua attenzione, si fermava, ed allora fu precisamente il caso. Si fermò sui due piedi: Che mi dice? ripetè ancora una volta, scuotendo il capo e sorridendo per qualche istante; ma poi venne con una vera tempesta di interrogazioni intorno a quel Manifesto. Rimessi in cammino continuammo a parlar sempre di quell'argomento.
La cosa non mi fece allora gran senso, attesa come dissi la sua insaziabilità dei minuti particolari, tuttavolta mi pareva che quel racconto gli avesse fatto più impressione degli altri, e di quando in quando sorrideva scuotendo la testa.
La campagna del 1859 procurò, come è ben noto, la cessione della Lombardia al Piemonte. Io aveva accettato d'andar a reggere la provincia di Sondrio e mi trovava colà verso la fine di quello stesso anno, allorchè un giorno mi perviene una lettera da Milano che apro sbadatamente e mi casca sul tavolo un mezzofoglio scritto ed anzi piuttosto sudicio; parmi la mia scrittura, osservo meglio, ma questo, esclamo fra me, è il Manifesto del 5 agosto di Milano! allora guardo tosto da chi vien la lettera e vi trovo — Alessandro Manzoni; la lettera è tutta autografa.
Cosa provassi allora non saprei esprimere, divoro con febbrile impazienza la lettera. — Cominciava col rammentare come in una delle amene passeggiate di Cassolnuovo io gli narrassi la storia del Manifesto. Or bene quel manifesto era nelle sue mani, ed ecco come ne era venuto al possesso.
Convien premettere che tosto che il 5 agosto 1848 circa le 10 ant. ebbi consegnato al generale, mio superiore quello scritto, fu immediatamente portato alla stamperia più vicina che era quella del noto Redaelli, in relazione con Manzoni anzi l'editore dei Promessi Sposi, illustrati. Per far presto a stampare divisero il foglio in due; la parte superiore andò perduta, ma l'inferiore e più importante la conservò il Redaelli stesso che la regalò al Manzoni. — Ecco per qual via semplice e breve ei venne in possesso di quel foglio che alla sua volta egli regalava a me.
Ora prego il lettore a considerare quale e quanta delicatezza vi era in quell'uomo e vi fu in quell'atto.
Io non rammento bene se la nostra passeggiata avesse luogo piuttosto nel 1856 che 1857, certo in uno dei due anni. Nulla lasciò allora trapelare che fosse in possesso di quel foglio, benchè mi tempestasse in quel modo di dimande, ed infatti qual valore aveva desso? Mi richiamava un momento dolorosissimo di una giornata terribile. Ma sì tosto la fortuna d'Italia cambiò le sorti della Lombardia, anche quei fatti, quei dolori cambiarono per così dire natura; si potevano richiamare senza che il pensiero si arrestasse a loro, si confondesse colla nostra sconfitta coll'insuccesso del primo gran tentativo del 1848.
Ora questo foglio, pensò l'uomo dall'ottimo cuore, deve far piacere a Torelli e me lo invia con una lettera che è uno dei più preziosi giojelli che si lasciano a' propri figli.
Qui il lettore deve permettere che mi soffermi un istante anch'io sulla mia riparazione.