L'atto delicatissimo del Manzoni e la sua lettera mi fecero una grande impressione.

Non vi era punto preparato. Rammento che essendo in piedi dovetti sedermi; quivi come evocate a rassegna sfilarono avanti di me le rimembranze di quella fatal giornata, ma con altra veste, facendo diversa impressione delle tante volte che l'imaginazione anche suo malgrado aveva dovuto soffermarsi su di essa; rividi la scena pazza del mattino sulla via al mio arrivo in casa Greppi, la desolazione di Milano quando la prima volta traversai gran parte della città per recar ordini a Porta Romana per la ripresa d'ostilità del cui esito io non mi faceva illusione; la scena sublime, ma sublime quanto valore si può dare a questa parola, del podestà Bassi che si presenta a Carlo Alberto col volto alterato dal dolore perchè si pensasse bene se quella determinazione era possibile; sfilarono le scene successive; quella della notte, la lunga corsa che stanco ed affranto mi toccò fare fuori di Porta Romana, tutto sfilò dirò ancora avanti a miei occhi; ma campeggiava su tutto quel Manifesto redatto con tanta buona fede, non parliamo da parte del compilatore ch'altro non era che un istrumento, un soldato obbediente come un monaco, ma del re Carlo Alberto che credeva possibile la difesa ed al quale si rinfacciò come un inganno. Quel Re, martire della libertà ed indipendenza dell'Italia era spirato nel lontano esiglio del Portogallo senza che una speranza confortasse i suoi ultimi giorni. — Tutto quel cumulo di ricordi colla loro tinta sempre oscura in passato, già mi apparivano modificati dal gran fatto che aveva cambiato le condizioni della Lombardia, l'elemento vivificatore si era esteso a tutti; ma per me pur eravi qualcosa di speciale; io poteva dire di aver sofferto più degli altri; qualche riparazione lo doveva anche a me la fortuna e si servì di Manzoni. Lessi, rilessi, contemplai a lungo que' cari caratteri le sue espressioni così benevoli, così sincere, e poi mi dissi: — Ebbi anch'io la mia riparazione.

Oh perchè mai nulla di consimile potè avere quel grande sventurato che morì in Oporto?

Ebbe avversa la fortuna, trovò ingiusti i suoi contemporanei. — Quando la morte avrà spazzato anche gli ultimi di que' falsi patriotti che tanto amareggiarono i suoi giorni e non rimarranno che posteri neutrali, rammentino questi di tenere tanto più sacra e rispettata la sua memoria in quanto che hanno da riparare l'ingiustizia di molti dei loro padri.

FINE.


NOTE:

[1]. La prima data dal 1876. — Milano, Ulrico Hoepli.

[2]. Dall'epoca della prima edizione, ossia dal 1875. — Ora converrebbe dire 36 anni.

[3]. La prima edizione dell'opera del Balbo Le Speranze d'Italia venne stampata a Torino, ma senza che venisse indicata quella città; sul frontispizio eravi la parola in Italia...