Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. — Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima guerra d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni dell'avversione de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche de' Quattro figli d'Ammone, e d'Ivone di Bordò. — Ragion vera delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo dei Franchi.
768 — 771.
Pipino, sublimato al trono de' Franchi, avea diviso l'eredità sua tra i proprii figliuoli, a simiglianza di Carlo Martello, formando la Neustria e l'Austrasia pur sempre due distinte frazioni nelle conquiste dai Franchi compiute sotto i primi Merovei. Carlomanno, il secondogenito di Pipino, fu quasi del tutto ecclissato nella storia dallo splendor di Carlomagno, l'eroe delle croniche e dei canti epici. Questo Carlo, che più tardi aggiunse al suo nome l'epiteto latino e romano di magno (il grande), era sostanzialmente d'origine germanica; se non che per ben che si frughi in tutte le croniche e i diplomi, dir non si può al vero in qual luogo, in quale città egli venisse al mondo: tutte le città, in Germania, si attribuiscon l'onore d'avergli dati i natali: Aix, Liegi, Carlostat e Monaco stessa, pretendendo i Bavari che il gran Carlo discenda dalla schiatta loro; in ogni luogo, dal Reno all'Elba, si trovano antiche immagini, e marmoree statue di lui, venerabili monumenti che testimoniano l'ammirazione dei popoli e la grandezza di quell'uomo[123]. La congettura più probabile si è che Carlomagno nascesse nel castello d'Inghelheim, vicino a Magonza, chè Magonza pur essa vuole per sè l'antico imperadore; le ruine romane, le torri che fronteggiano il Reno, portano il suo nome, e fra quelle reliquie dei secoli, fra quei lembi di mura sospesi in cima dei monti, dove il sole indora i pampini del Joannisberg, l'eco sempre risponde: Carlomagno!
Gli annali di Fulda il fanno nascere a' dì 26 di febbraio dell'anno 742; a' dì 2 di aprile il continuatore di Fredegario; gli uni si contentan di dire ch'ei nacque a Natale, gli altri a Pasqua, chè richiedevasi una solennità cristiana a celebrar con le sue feste i natali d'un uomo che stampò si grandi orme nei secoli. Il Reno tutto germanico, la Svevia, la Franconia, la Baviera e gli antichi vescovadi voglion per sè i primi anni della vita di lui; nulla vi fu di neustro o meridionale, nell'origine sua, nelle sue forme, ma sol vi domina l'impronta tedesca. Non pertanto Eginardo, il diletto segretario di Carlo, dice ch'egli ebbe la Neustria, e Carlomanno l'Austrasia; ma il continuatore di Fredegario, sì esatto sempre, dà a quello l'Austrasia ed a questo la Neustria; e l'indole tutta germanica di Carlomagno, creder farebbe che questa opinione sia la più vera. E dove passa egli la prima sua giovinezza, e in quai luoghi dà egli i suoi diplomi? Nelle città del Reno, della Svevia o della Franconia, da Magonza o da Liegi. Del resto questa divisione di patrimonio durò brevissimo tempo, e dopo abbiamo una confusion perpetua di terre e di dominii.
Gli annali di maggior fede nulla dicon dei fatti e delle azioni di Carlomagno nella sua puerizia, ed Eginardo medesimo confessa di non saperli[124], chè a que' tempi le croniche dei monasteri, non trattavan degli uomini se non quando giunti all'età dell'operare. E come de' suoi primi anni, così siamo all'oscuro dell'educazion sua, la quale, quanto alle lettere, fu trascuratissima, da che fatto adulto, appena formar sapeva la cifra del suo monogramma. La guerra, ovver la caccia nei boschi di Turingia o delle Ardenne, formavano la sola educazione dei re o condottieri d'uomini alemanni. Le canzoni eroiche, monumenti dell'antico spirito nazionale, con più autore s'intrattengono degli anni giovanili di Carlomagno, e nel decimoterzo e decimoquarto secolo si raccontavano le maravigliose avventure che accompagnavano l'apparire al mondo di questo fanciullo; il romanzo di Berta dal gran piè ci rivelò la nascita sua romanzesca e misteriosa, e altri romanzi narrano come il robusto giovinetto si trovò obbligato di lasciar la Francia per tradigione dei bastardi di Pipino, e come egli andò a militar sotto il re Gaiafro di Toledo, la cui figlia ebbe in isposa, e come dopo alcuni anni venne a riconquistar il proprio suo reame, di che i bastardi spodestar lo volevano.
Or chi avrebbe saputo contendere a Carlo il retaggio degli avi suoi, a Carlo, significazione in atto della forza medesima? Tutti i monumenti ce lo rappresentano di grandissima statura, e le pitture alemanne son foggiate sulla stampa di una specie di gigante o di san Cristoforo. Nella cattedrale e sulle piazze pubbliche di Aix, a Magonza, a Monaco, dappertutto Carlomagno è rappresentato quasi altro Golia; la statura sua è di oltre sei piedi; l'aspetto più che mai bellicoso; gli occhi grandi, vivi, ardenti, risentiti i lineamenti del volto; tutti gli arnesi ch'ei toccava o trattava, son di tal peso, che tu diresti esser egli stato di sovrumana natura. Ma il cranio che mostrasi ad Alx, e fu dai canonici conservato in una custodia d'argento indorato, è egli veramente quel di Carlomagno? La sua straordinaria grandezza dimostra ch'esso appartener non potè se non a un gigante[125]. A que' tempi la forza del corpo molto entrava nella potenza morale d'un capo; onde è che Pipino, a farsi perdonar la sua picciola statura, e la grossa sua corpulenza ebbe bisogno di abbattere un lione in furore, dopo di che il soprannome di Breve[126] non fu più tolto per ischerno, e il re de' Franchi mostrar dovette ch'ei possedeva la forza e la vigoria necessaria a sostenere il comando.
Per le canzoni eroiche intorno la puerizia di Carlomagno, egli ebbe dunque la forza e la vigorìa di suo padre, e la bella statura di Berta, la nobil figlia della Germania; sua madre gli trasmise quell'impronta di maschia bellezza e quella maestosa ed altera statura che la tradizione gli diede, ond'è che quando la cronica di san Dionigi descriver vuole, sull'autorità di Turpino, la figura di Carlomagno, gli dà tutte le forme e tutta la possa d'un gigante. «Uomo era di gran corpo e statura; alto sette piedi de' suoi; avea rotondo il capo, gli occhi grandi e grossi e sì ardenti che quand'era in collera scintillavano come carbonchi; grosso e diritto il naso, ed alquanto elevato nel mezzo; neri i capegli, la faccia colorita ed allegra. Era di sì gran forza che stendeva, come niente fosse, tre ferri di cavallo insieme uniti, e levava in palma di mano da terra in aria un cavaliere armato. Con la sua spada Gioiosa ti tagliava netto un uomo a cavallo coperto di tutt'armi. Era ben proporzionato in tutte le sue membra; e il cingolo suo era lungo sei spanne, senza i lembi della coreggia che pendean fuor del fibbiaglio.» Tale si era la persona del gran Carlo. Egli e Carlomanno furono amendue incoronati nel medesimo giorno, l'uno a Noyon, l'altro a Soissons, e le acclamazioni dei Franchi confermarono il partimento che fece Pipino dell'eredità sua, ma esso non piacque altrimenti ai due fratelli, i quali non mai fermamente si accordarono intorno all'amministrazione delle terre loro. I cronisti passano sotto silenzio le protestazioni o le opposizioni che sorger poterono tra' fautori de' Merovingi, nè oramai più si trovano che lievissime tracce della famiglia di Clodoveo, così sacra com'era tra i Franchi; i cronisti, tutti dediti alla schiatta di Pipino, più non ne parlano, ovver gittano sol qualche parola in segno di dispregio ad annunziar la fine di Childerico, o d'alcun altro dei rampolli di questa famiglia reale; nuovi interessi sottentrano agli antichi, e le prime affezioni se 'n vanno.
Intanto ecco scoppiar una guerra, che ricorda in certo modo i diritti de' Merovingi, ed è quella d'Aquitania. Nel mezzodì s'era infatti più particolarmente che altrove, conservata l'affezione pe' figli di Clodoveo; i primi di quei duchi aveano avuto Cariberto re di Tolosa e figlio di Clotario II, per antenato, nè mai s'era interrotta la successione, e uscito n'era quell'Eudi stesso che combattè sì valorosamente i Saraceni, ed a cui fu figliuolo quell'Unaldo o Unoldo, il quale, insiem con gli Aquitani, fece accanita guerra a Carlo Martello quando tentar volle d'assicurarsi la corona; guerra non di schiatta solo contro schiatta, ma sì ancor di dinastia contro dinastia. Pipino invece tenne l'arte di gittar la discordia in quella famiglia, e la sanguinosa istoria di Atone e d'Unaldo, rende ancor testimonio dei modi che tennero i Carolingi verso i Merovingi d'Aquitania, da essi fatti tonsurare e monacare a simiglianza del terzo Childerico. Se non che, alla morte di Pipino, Unaldo esce tutt'a un tratto dal suo monastero e rizza lo stendardo a proclamar l'independenza dell'Aquitania, sperando col passaggio d'un regno all'altro di far rivivere i diritti d'un Merovingio ridotto allo stato monacale. La qual sedizione dovette, senza dubbio, esser duramente repressa da Carlo, però che assecondar essa poteva le pretensioni dei discendenti di Clodoveo nella Neustria. Egli convocò un parlamento, a cui intervennero suo fratello Carlomanno, i conti, i fidi leudi ed i vescovi, e fu deliberata la guerra, importando egualmente ai due fratelli di comprimere le idee che favorir potevano il ritorno e la podestà dell'antico lignaggio. Passaron indi entrambi uniti la Loira, ma poi entrati, lungo il cammino, in discordia fra loro, a cagion che niun dei due era contento della porzion sua di eredità, Carlomagno, che vuol maggioreggiare, si riman solo a guida della spedizione, e Carlomanno si ritira insieme co' suoi. Ecco dunque i Franchi nelle provincie del Mezzodì, ridurre ad obbedienza le antiche città, i municipii romani o le campagne soggette ai vescovi visigoti. Gli Aquitani furono vinti da questi leudi germanici, e da questi bene armati e bene montati Austrasiani.
A simiglianza di Carlo Martello, Carlomagno corre l'Aquitania da un confine all'altro, e vien sino alla Dordogna, e la città di Fronsac che si vede su quelle alture, è una delle sue edificazioni, fatta a mantenere il dominio franco sui popoli meridionali, che quando tener volevasi il piè sul collo ai vinti si rizzavano castella e fortezze. Le città meridionali degli Aquitani godevano di maggior civiltà che non quelle brumali del Reno e della Mosella, e il passaggio di Carlomagno in Aquitania fu contrassegnato da carte e diplomi a favor delle chiese e dei monasteri; di colà ci venne anzi fino in Guascogna, terra de' Pirenei, che fu allora da lui data in feudo a un signore indicato sotto il nome di Lupo, uscito, dicon le croniche, dalla stirpe merovingica e nipote del duca legittimo, il quale si fece di volontà sua vassallo di Carlomagno, consegnandogli per pegno della sua fede il proprio zio Unaldo, ch'era venuto a cercare un rifugio in que' monti, e così, dicon le leggende, l'agnello fu divorato dal lupo.
Più non ebbe quindi contrasto la sovranità di Carlomagno in Aquitania. Un romanzo quasi contemporaneo per titolo Filomena, racconta, con belle avventure, tutte le conquiste meridionali di Carlomagno, cui mescola spesso e confonde con Pipino, e massimamente nell'assedio di Carcassona. In questa Filomena abbiamo un miscuglio di realità e di finzione, chè l'immaginazion dei trovatori del Mezzodì avea gran campo nel racconto delle grandi gesta di Fier Braccio, e Carlomagno divenne l'eroe delle leggende meridionali, e insieme delle canzoni eroiche del Nord.