Soggiogata Costantinopoli, viene indi la conquista di Gerusalemme e della Palestina, pur dalle tradizioni attribuita a Carlomagno. La Cronica di Turpino la racconta con la medesima semplicità che la espugnazione di Bisanzio, e molte canzoni eroiche furon composte a celebrar questa pia crociata al sepolcro di Cristo: «Carlomagno, insignoritosi di Gerusalemme, sbaragliò a lui d'incontro i Saracini». Qui un santo monaco narra una simil conquista come fosse un gran pellegrinaggio; colà un trovatore stimola i baroni alla guerra santa. Chi non riconosce in queste tradizioni del decimo secolo lo spirito delle crociate e quel fanatico insorgimento dei popoli? Nulla di grande si fa senza Carlomagno, l'eroe del medio evo; Gerusalemme scuote l'immaginazione di tutti, e si vuole che il magno imperatore l'abbia conquistata: egli s'è adunque partito in compagnia de' suoi conti e baroni, ed è andato oltremare, devoto pellegrino del santo Sepolcro; e' poichè il califfo Arun-al-Raschid, gliene ha mandate le chiavi, le leggende fingon ch'ei l'ha conquistato, donde la tela dei fatti e delle gesta di Carlomagno in Oriente; vincitore dei Greci, egli dà compimento alla sua grand'opera cristiana domando i Saracini. Così nulla di grande s'è fatto senza di lui.

Tutta la Spagna fu pur sottomessa da quel potente signore; poichè a udir le cronache, egli ha toccato le colonne d'Ercole, vinto il popolo moresco di Cordova al par di quel di Palestina e di Bisanzio, e i trovatori che cantarono Roncisvalle, non lasciano di pure cantar la conquista del resto di Spagna; Carlomagno s'è bagnato nello stretto di Gibilterra, in quella guisa che il grande Alfredo toccò col suo piede le onde dell'Oceano. La Spagna fu conquistata dopo un pellegrinaggio a San Jacopo di Compostella, appunto come la Siria fu domata dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme.

Tutte queste idee si dan mano e dipendon le une dalle altre; per tre secoli nulla s'è fatto mai senza Carlomagno; sia che gli antichi cristiani discendano dalle Asturie per cacciare i Mori, sia ch'essi riprendan l'antica podestà loro sulla Castiglia e l'Alava, tutto avvien perchè Carlomagno ne avea già loro dato l'esempio; egli avea conquistato quelle terre prima di loro, ed egli avea già preparata la predicazione di Cristo in mezzo a Cordova e a Granata. Se i pellegrini partono per la crociata in Siria, se ne conquistano le città, se Gerusalemme diventa un dominio dei Francesi, ciò avvien perch'egli ne aperse la via con un primo pellegrinaggio. Costantinopoli cadde in mano dei Latini nel secolo decimoterzo; ma i Baldovini nulla fecero che già non fosse stato fatto prima di loro, pur sempre da questo gran colosso di Carlomagno; egli abbraccia tutti gli avvenimenti, tutti i regni, ed epiloga, a così dire, in sè stesso tutti i re fino a Filippo Augusto; egli assorbe con la grandezza sua la generazione. E non abbiam noi veduto ai tempi moderni avvenire lo stesso per la grande immagine di Napoleone?

Ed anche sotto Filippo Augusto medesimo il dominator delle glorie è per sempre Carlomagno. Se ci sono corti plenarie, le furon congregate da lui; se ci sono corti di giustizia, il vecchio imperatore le ha create; i dodici pari[186] son pur essi un'instituzione di Carlomagno. Battaglie, grandezze, conquiste, tutto gli è attribuito, e le realità di quest'impero sono sì maestose che anche le favole sembrano realità! Una non so qual nube si ravvolge intorno a questo grand'uomo; quali terre furon da lui governate, qual fu la geografia dell'impero suo? Gravissime quistioni queste che la storia dee sciogliere.

CAPITOLO XIII. GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO.

Unione della Neustria e dell'Austrasia. — Le terre dell'impero. — I ducati tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. — Appartenenze del regno del Longobardi. — Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le frontiere del Nord. — I Sassoni. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — Frontiere dell'impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi.

800.

Le relazioni delle croniche sui veri limiti del vasto impero di Carlomagno sono piene di oscurità. Le conquiste del glorioso principe dei Franchi sono poco men che compiute in sullo scorcio del secolo ottavo, e fatto già imperatore, di nulla più accresce il suo territorio, ma sol si fa ad ordinar l'acquistato. Il veggiamo bensì reprimer le sedizioni, e ristringer le catene ad alcuni ribellanti vassalli, ma quanto alle conquiste stabili ed effettive esse hanno un termine con l'ottavo secolo, al tempo in cui Carlomagno sta per vestire la porpora imperiale. La vita di lui dunque si divide in due parti: il periodo della, conquista, nel quale i Franchi traboccano sulle terre dei loro vicini, e il periodo dell'ordinamento, in cui il sistema viene ad essere regolato dai capitolari. Or prima di dar principio a questa seconda parte della storia carolingica parmi utile cercare i limiti del gran tutto effettuato da Carlomagno, e disegnar, per così dire, la geografia della conquista[187].

Una distinzione, innanzi tratto, stabilir dobbiamo in queste investigazioni, ed è che tutte queste terre formanti l'impero, non sono rette altrimenti secondo un medesimo principio d'amministrazione; ci son paesi, ieri patrimonii ereditarii della schiatta franca e carolina, ed altri ne furono aggiunti come semplici marche e frontiere; poi vengono i paesi tributarii, sotto il governo di duchi obbligati non più che alla fede e all'omaggio, e ad alcuni mal certi censi e livelli. Quasi dappertutto questi appartengono alla razza nomade, ai popoli senza patria stabile che si premono gli uni sugli altri; il suolo, nella vita loro in corpo di nazione, non è che accidentale, e' lo scorrono senza lasciarvi tracce; le sono torme di pastori che trasportano i loro armenti e le loro famiglie alla rinfusa dalle rive del Danubio, dell'Elba o del Veser alle più ricche e colte città del Reno. Questo modo tennero particolarmente i Sassoni.

La divisione che formava per consueto le porzioni ereditarie della stirpe merovingica, dell'Austrasia, cioè, e della Neustria, vien dileguandosi, e sparisce a poco a poco sotto la seconda stirpe, sì che dopo morto Carlomanno già entra in uso di dir la Francia, la Germania, senz'altre frazioni. Tutta la terra che si stende dalla Loira fino al Reno, forma quindi il centro del grande impero che Carlomagno sta per ordinare; e s'ei preferisce a sue residenze le antiche città del Reno: Colonia, Magonza, Vormazia, Francoforte, Aquisgrana, non resta però ch'ei pur non venga ad abitar talvolta le foreste di Compiegne, le sue ville dell'Oisa, della Matrona e della Senna, rimanendo l'Austrasia pur sempre il paese centrale, il cuor dell'impero.