L'Aquitania, la più antica delle provincie soggette al dominio dei Franchi (poichè fu sottomessa fin dal tempo de' Merovei) soggiace a una trasformazione prima di confondersi nell'impero[188]. Soggetta com'era essa ad alcuni duchi ereditarii, non obbligati che a fede e tributo, passò indi sotto l'amministrazione dei conti, vale a dire sotto il governo amministrativo che regge l'impero: poi, più tardi, questa medesima Aquitania, eretta in reame, forma il patrimonio d'uno dei figliuoli di Carlomagno, e comprende allora tutta l'estension di paese che è tra la Loira e la Garonna, in un con le città di Bourges, Limoges e Perigueux; poi ancora, costituita già in reame, abbraccia, nelle sue pertinente, l'antica Settimania, la Provenza, e come feudi ad essa inerenti, la Guascogna e la marca de' Pirenei fino all'Ebro[189], che forma il confin meridionale dell'impero. Questa marca di Spagna è un paese alpestre, una frontiera guardata dai conti, con città munite di torri e di bastite romane, quali erano appunto Pamplona, Urgel, Saragozza e Tortosa. Nella penisola ispanica l'impero di Carlomagno non s'è punto esteso oltre l'Ebro; vero è che alcuni emiri o alcaidi si son fatti tributarii fino a Valenza ed a Murcia, e che le croniche riferiscono parecchi di questi ultimi esser venuti alle corti plenarie a prestar fede ed omaggio; ma fu una sovranità passeggera, e il naturale e vero confine dell'impero fu l'Ebro, nè si stese più oltre, nè la marca di Spagna, inerente al reame d'Aquitania, trapassò quel fiume, che scorre con l'acque sue dai monti della Navarra fino al Mediterraneo.

In quella guisa che la marca di Spagna fu la militar frontiera dell'impero a Mezzogiorno e l'antemurale del regno d'Aquitania, così la Bretagna fu come la marca o frontiera occidentale della Francia[190]. Carlomagno stabilì alla foggia dei Romani, alcuni campi militari, sotto il governo di conti che signoreggiavano quelle indomite popolazioni, antichi avanzi delle popolazioni druidiche. L'amministrazione della Bretagna a ben pochi cangiamenti va soggetta sotto i Carolingi, e si mantiene quale i re franchi la fondarono; la lingua, i costumi fanno dell'Armorica un corpo di nazione che vien dai re dominato e governato con una forma militare; e più d'una volta avviene che i diplomi, da cui questa provincia è indicata sotto il nome di Bretagna, indicano pure i nomi dei conti e governatori delle città. Un di questi conti militari avea la preminenza su tutti gli altri, e le leggende di Roncisvalle ci dicono che Orlando stesso, il gran paladino, nipote di Carlomagno, era governatore delle marche di Bretagna.

Il regno dei Longobardi, pertinenza dell'impero dei Franchi, prova pur esso, intorno a questo tempo, una trasformazione, e da semplice tributario e vassallo ch'era in origine insieme con Astolfo e Desiderio re suoi, diventa una dipendenza assoluta dell'impero. Verona, Pavia, Milano, città sue capitali, s'inchinano alla corona di ferro in fronte al loro alto signore; poi la conquista accozza, l'un dopo l'altro, Benevento, il Friuli, Spoleti, la Puglia e la Calabria, a titolo di feudi dipendenti dalla medesima corona, e le terre dei Longobardi diventan di questo modo il reame d'Italia[191]. Il concetto romano domina per sempre nell'ordinamento di questo reame, e Carlomagno non fa che ricostituire l'antico Lazio. Sempre di buon accordo coi papi, ei cede loro un vasto dominio affine di assicurarsi per sempre la signoria morale sopra l'Italia; ei governa fino in fondo alla Calabria; e domato ch'egli ha il popolo dalla montagna fino al mare, dalla Puglia fino a Ravenna, lo confonde in un regno solo; dell'Adriatico far vuole un golfo sotto il suo freno insiem con la Venezia, l'Istria, la Croazia, la Dalmazia, paesi abitati da popolazioni erranti che si sottraggono al giogo dei Greci, per passar sotto la spada dei Franchi, ed eccettuata la nascente Venezia, poche son le città e le ricche colonie che avanzarono dell'imperio romano: ma monti e solitudini profonde formano tutta la ricchezza di quelle regioni di selvatico aspetto, chè Attila conquistatore le ha attraversate. Così sur un punto dell'Adriatico, la Calabria e la Puglia: sull'altro, la Dalmazia, e come antemurale la Corsica, ch'era per l'Italia quel che le Isole Baleari per la Spagna. Tale si è la geografia dell'impero di Carlomagno, il quale architetta oramai l'opera sua nell'ampia misura degli imperatori d'occidente.

Per congiunger l'Italia con la Germania, Carlomagno ha sottomessi i Bavari che abitano fra il Danubio e l'Issel fino alle montagne dei Tirolo, sulle frontiere degli Alemanni[192]. Dopo il giudizio e l'infamia del duca Tassillone i Bavari si sono assoggettati ad intera ubbidienza; la Pannonia è conquistata fino ai monti Carpazii; la dominazione dei Franchi si stende sulle foreste bagnate dal Raab, e sui monti che veggon la sorgente della Vistola; l'Oder forma a settentrione il limite delle conquiste; le guerre contro i Boemi e gli Schiavoni dieron per frutto Ratisbona e Praga fino alla Varta, e poichè quei popoli sono erranti, Carlomagno non li dà a governare a' suoi conti, nè li sottopone altrimenti al reggimento dell'amministrazione sua regolata, ma per essi usa tuttavia il sistema dei tributi e dell'omaggio, il che pure avvolge in qualche confusione i limiti reali dell'impero suo. Ei doma piuttosto le orde che le terre, le popolazioni piuttosto che i monti ed i fiumi ch'esse scorrono, e su quegli estremi confini, ch'ei non può sempre serbare, altro non esige che l'omaggio e i tributi, segni del vassallaggio. Le nazioni slave della Boemia e della Pannonia, i Dalmati e i Croati stanno dunque all'ultima frontiera a simiglianza di quei Barbari che attorniavan l'imperio romano, o minacciavan Bisanzio; solo che Carlomagno ha man sì poderosa da reprimere i loro conati, e li trattiene e doma, intantochè gl'imperatori greci si lasciano imporre la legge, e comprano la pace con tributi d'oro, di seta e di gemme.

All'estremità settentrionale il termine dell'impero di Carlomagno esser doveva, sì come pare, il ducato di Schleswick e il Baltico fino all'Oder, terre in cui viveano i Sassoni Osfalii e Nortalbini, quasi al tutto domati, nel tempo in cui l'impero d'occidente si viene aggruppando su larghe proporzioni. I diplomi additano resistenza di conti e marchesi, governatori delle marche e frontiere fino alla Frisia orientale, dove quelle spiagge dell'Oceano, sbattute dalla tempesta, aveano conservato qualcosa di selvaggio come le dune della Bretagna. In su quelli scogli vivea un'ardita popolazione di pirati, che corseggiavano i mari lontani, e le barche dei Frisoni spargevano per ogni dove funesti terrori[193]; onde difficilmente esercitavasi la regolata amministrazion dell'impero su quelle terre mal note e su popoli che abitavano inaccessibili dimore, genti libere, le quali, non che il giogo d'alcuna umana potenza, non riconosceano pur quello dell'oceano e de' suoi flutti. Quando un popolo è fermo sur un territorio, non v'è cosa più facile del determinare i confini di uno stato e l'indole del suo governo; ma con quelle erranti torme che si tramutavan continuo da un luogo all'altro, non è possibile di segnar con esattezza le frontiere del grand'impero; le quali non venivano a quei tempi altrimenti tirate con la cordella degli ingegneri, nè tampoco assegnate da vicendevoli trattati. Alcune torri difendeano le marche; il conte o governatore stanziavasi, a guisa dei Romani, in questa o quella città principale, e alcuni leudi coi loro armati ponevansi sotto alle tende, o nei forti eretti a difendere il fiume o il monte che separava una gente dall'altra. Le continue correrie allargavano gli stati del vittorioso conquistatore, e le tocche sconfitte all'incontro li riducevan fra limiti più stretti di prima. Tu detto avresti che il suolo scuotevasi e ondeggiava, come per continuo tremuoto, sì spesso mutava di padroni e di dominatori! Carlomagno fu il primo che mostrò curarsi di impor qualche regolata misura a' suoi Stati. Quand'egli ebbe a fondar l'impero, le sue possessioni si stendevano da mezzogiorno a settentrione, dall'Ebro fino al Baltico, sopra uno spazio di quattordici gradi, e da levante a ponente le frontiere sue si allargavano dall'Oceano bretone fino alla Pannonia ed ai monti Carpazii, per una estensione di circa venticinque gradi; da ultimo, a misurare orizzontalmente l'impero suo dalla Schelda fino alla Calabria, comprendeva esso ben diciassette gradi[194]. Di questo modo Carlomagno, superate altissime montagne e grandi fiumane, trovossi esser padrone d'un impero quasi vasto altrettanto quanto quel dei Romani in Occidente, se tu ne cavi la Gran Bretagna, soggetta a quei giorni all'ettarchia sassone, però che il dominio suo stendevasi sull'Italia, sulla Francia d'oggidì, sur una parte della Spagna, su tutta l'Alemagna, la Baviera, la Sassonia, l'Illirio, l'Austria, la Prussia, ed a settentrione l'Olanda e la Belgica, il che tutto comprende ai dì nostri una popolazione d'ottanta milioni d'abitanti, numero a cui certo non sommava nel secolo ottavo, ma pur le terre son quelle stesse, nè i confini sono punto mutati.

Eginardo, segretario di Carlomagno, ci ha tramandata la descrizione del vastissimo impero del suo signore in queste parole: «Il regno dei Franchi (così egli), quale fu a lui trasmesso da Pipino, era certo anche innanzi ampio e forte, ma egli ebbe quasi a raddoppiarlo, tanto l'ampliò con le nobili conquiste sue. Esso in effetto non comprendeva prima di lui che la parte della Gallia situata fra il Reno, l'Oceano, la Loira e il mar balearico, la porzion della Germania abitata dai Franchi, confinata dalla Sassonia, dal Danubio, dal Reno e dalla Sala, che divide i Turingi dai Soravi, il paese degli Alemanni e la Baviera. Carlo aggiunse a tutto questo, con le memorabili sue guerre, prima l'Aquitania, la Guascogna, l'intiera catena de' Pirenei, e tutte le contrade fino all'Ebro, che nasce nella Navarra, bagna le più fertili pianure della Spagna, e gittasi nel mar balearico sotto le mura di Tortosa; poi, tutta la parte dell'Italia che dalla valle di Aosta fino alla Calabria inferiore, frontiera dei Greci e Beneventani, si stende sopra un'ampiezza di oltre a un milione di passi; poi ancora la Sassonia, ragguardevol parte della Germania, la quale, tenuta pel doppio, in larghezza, della parte di questa regione abitata dai Franchi, stimasi pari in lunghezza; più le due Pannonie, la Dacia situata sulla riva opposta del Danubio, l'Istria, la Croazia e la Dalmazia, salvo le città marittime, di cui lasciar gli piacque il possesso all'imperator di Costantinopoli, per la lega e amistà che era fra loro; finalmente tutte le barbare e fiere nazioni che occupano la parte della Germania compresa fra il Reno, la Vistola, il Danubio e l'Oceano; le quali, comechè parlassero press'a poco la medesima lingua, molto differivan tra loro negli usi e nei costumi, e furon da lui sì al tutto debellate che le ridusse a pagargli tributo. Le principali di queste nazioni erano i Veletavi, i Soravi, gli Obotriti ed i Boemi, con le quali gli fu forza venire alle mani; laddove accettò la sommessione delle altre, più numerose ancora[195]».

D'ora innanzi il nuovo impero non si troverà a fronte più o in comunicazione se non coi Greci, coi Saraceni e gli Scandinavi. I Greci confinano con le terre del suo dominio per parecchie parti, che sono la Dalmazia, la Sicilia e la Puglia; e di mano in mano che i Franchi indietreggiano verso il Danubio, e' s'accostano ai Bisantini ed ai Barbari da cui sono accerchiati i Saracini; onde, per via dell'Ebro, il nuovo impero trovasi a fronte della civiltà araba, e dei regni moreschi di Valenza, di Murcia, di Cordova e di Siviglia. I Greci e i Saracini non son più da temere, finito è per gli Arabi il tempo delle conquiste, nè più irrompono come torrente, chè una forza maggiore gli ha frenati. Dopo la battaglia di Poitiers la potenza dei Mori vien meno, e forza non ha per impedire all'ordinamento carolingico e all'istituzione dell'impero di Occidente di progredire e stabilirsi, nè gli emiri stessi più nulla valgono ad attraversarsi al nuovo impulso dato alla nazion francese dalla man poderosa di Carlomagno.

I Greci son ridotti a maggior impotenza ancora. E come potrebbon essi contrastar con la vigorosa e fresca instituzione dell'impero d'Occidente? Come resistere a questo ferreo colosso d'imperatore? A Bisanzio, l'astuzia, la destrezza, gli avanzi meravigliosi d'una gran civiltà; nelle corti plenarie di Carlomagno la forza prepotente e il rigoglio di tutte le posse esercitate dall'uso della guerra, dalla robustezza del corpo e dalla volontà. L'opera di Carlomagno non sarà quindi minacciata dai Greci nè dai Saraceni, chè gli uni, a malincuore sì, ma pure il riconoscono e soffrono perchè non vi ha modo a combatterlo, intantochè gli altri cercano di trattar con questo nuovo potentato che il fatalismo ad essi impone: perchè Dio è grande e Maometto è il suo profeta.

L'instituzione adunque del grande impero franco non è minacciata più se non dai Barbari al settentrione ed al mezzo dell'Europa; terribile sarà la riazione degli Scandinavi sotto l'impero di Lodovico il Pio e di Carlo il Calvo; i discendenti dei Sassoni e dei Danesi, verranno a ricattarsi delle conquiste franche; Carlomagno s'è mostrato sull'Elba e sul Baltico, e cinquant'anni appresso gli Scandinavi verranno a mostrarsi sulla Senna e sulla Loira; mentre, al mezzo, le razze tartare e slave, cacciate a punta di spada fino alle lande della Sarmazia, impugnata pur essi la spada, verranno sotto il nome di Ungheri a disertar le più belle terre della Borgogna, dell'Austrasia ed anche della Neustria. Al par di tutte l'opere immani della conquista, l'impero di Carlomagno era mal connesso, mal congegnato, e necessariamente richiedea la man gagliarda, la mente suprema, il genio in somma del gran monarca che sta per esser salutato col titolo d'imperator d'Occidente nella basilica di Roma. E dopo lui tutto dee cader in ruine!

CAPITOLO XIV. L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.