[80]. Il testo dice huit siécles aprés, ma è scorso di penna o di stampa, in cui l'autore cadde anche alla faccia 402 del primo volume. Un critico della Revue de Paris gli fece gran colpa anche di questo errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso era già avvertito e corretto appiè del volume stesso. Il Traduttore.

[81]. Poeta Saxo, lib. II.

[82]. Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le carni e il viso di belletto, come le matrone romane.

[83]. Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur. (Nota dei Benedettini).

[84]. L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi, ed ora col soprannomi che solitamente fra loro si davano i famigliari di Carlomagno. Così Alcuino chiama ne' suoi versi, a quando a quando, il re Carlo Davidde, Angilberto, Omero, Ribodio, Macario, e via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi di Tirsi, di Lentulo, di Menalca, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi propri, ma imaginati.

[85]. Flacco e Calliopeo erano i nomi accademici d'Alcuino. Il Traduttore.

[86]. Costui era certamente il nano di Carlomagno.

[87]. E di due Napoleone. Il Traduttore.

[88]. Ostroniwint (Est); Suudunstroni (Sud-Est); Sundroni (Sud); Nordromi (Nord); Westnordromi (Nord-Ovest); tutte parole d'origine sassone.

[89]. Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una verga d'oro, narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo intralasciate siccome scurrili e disdicevoli alla dignità della storia. Il Traduttore.