[129]. Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo in che compilati erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti del clero, che li coordinavano, per indi sottoporli all'imperatore. V. Baluze, Capit. t. I, p. 803-806.

[130]. Collect. concil. t. VII, p. 1047; Hispan. t. III, p. 110 114.

[131]. La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la data dell'anno 787. Baluze, t. I, p. 201-204.

[132]. Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici con cui si chiamavan fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. Il Traduttore.

[133]. Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio tratto da un leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle Scritture composta da Carlomagno. (Benedict. Hist. litter. t. IV, p. 410; Fabric. lib. III, p. 915)

[134]. Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum, et tempus. Alcuin., p. 765-770.

[135]. De ratione animæ.

[136]. L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di Leidrade, scostandosi da Felice d'Urgel, che il chiama ora Laidracus ed ora Leidacus, e da Alcuino che gli dà il nome di Leobradus. Io ho seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano Landrado. Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella Storia della letteratura italiana del diligentissimo Tiraboschi pure una parola di quest'autore, che, per esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a Roma gran tempo, poteva trovar luogo colà dov'ei parla d'Alcuino, di Eginardo, ecc. Il Traduttore.

[137]. Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa occasione il suo libro, De baptismo, che ancor ci rimane, e abbiam tuttora la lettera da lui scritta in proposito a Carlomagno. Il Traduttore.

[138]. Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad un tempo del medesimo nome e della medesima nazione. (Stor. della letterat. ital., vol. V, lib. III. c. 1, § XIX e seguenti; Milano 1826.) Il Traduttore.