«Accanto a me, sulla tavola c'era un coltello anatomico. Avevo il capo rivolto da quella parte e lo vedevo. Mi sarebbe bastato di sporgere una mano per afferrarlo.
«Con che ardore desiderai quel coltello!
«Pensavo che, forse, una ferita al cervello o al cuore, in una parte essenzialmente vitale, avrebbe spenta la mia anima viva nel mio corpo morto. Ma poi chissà? Ad ogni modo non avrei potuto ferire che il corpo, e quello era già cadavere irrigidito.
«In tutta la mia vita spensierata e giovine, non avevo mai pensato con tanto solenne spavento alla dualità possibile dell'essere umano; mai l'idea consolante dell'immortalità dell'anima, s'era presentata ad una mente d'uomo sotto un aspetto tanto minaccioso e spaventevole.»
A misura che il professore Navaro procedeva nel suo racconto, la sua eccitazione si comunicava a tutti noi. Senza quasi avvedercene, ci eravamo rizzati in piedi, e gli stavamo raggruppati intorno dinanzi al fuoco, che nessuno pensava più a ravvivare.
A momenti ci guardavamo l'un l'altro sbalorditi e dubbiosi, sospettando che, portata al sommo grado la nostra curiosità, il narratore dovesse cavarsela collo scioglimento comune a molte novelle fantastiche:
— A questo punto mi svegliai; avevo sognato.
Ma poi uno scoppio di voce appassionata, un sospiro affannoso, un brivido di raccapriccio del professore, ci attestavano la verità del fatto, ed accrescevano il nostro interessamento. Il professore continuò:
«Avevo serbate tutte le mie facoltà intellettuali, ma la misura esatta del tempo mi sfuggiva. L'impazienza angosciosa allungava enormemente i minuti.
«Mi pareva d'essere rimasto lungamente in quella camera squallida, quando udii distintamente dei passi che s'avvicinavano rapidissimi, e la voce di Turiddu che gridava: