«— Lo so di certo. Me l'ha spiegato Claude Bernard. Se fossi stato in iscuola avrei impedito la circolazione del veleno nel sangue. Ma anche ora siamo in tempo a salvarlo; non è passato un quarto di ora...

«Un quarto d'ora! M'era parso lungo per lo meno tre ore! Turiddu spinse l'uscio, ed ansimante, col viso stravolto, corse a me guardandomi con infinita pietà. Lo seguivano il professore Dulcamara, parecchi studenti, ed il professore di chirurgia, che erano riesciti a trovare. Questi disse:

«— Se si fosse potuto amputarlo in tempo...

«— Che! rispose Dulcamara. La morte è venuta istantanea; fu l'affare di sette minuti.

«— Ma che morte! ribattè Turiddu. Vi giuro che questo giovine è vivo. In questo corpo immobile, dietro quest'occhio vitreo, con tutte le apparenze della morte, la sensibilità e l'intelligenza persistono intere; egli ci vede e ci sente...

«Oh la gioia, la gioia infinita che mi invase in quel momento! Mi parve che quell'incanto malefico fosse vinto; che in quell'eccesso di giubilo potessi stendere le braccia al mio salvatore.

«Ma no; nulla. Il piacere, come il dolore mi lasciavano impassibile e freddo. Intanto il professore tratteneva per le braccia Turiddo, che dava delle istruzioni ad un compagno, e gli gridava:

«— Cosa dite! cosa dite, figlio mio! Non vedete che è rigido? Che gli abbiamo punte le carni, gli abbiamo strappati i capelli e non ha dato segno di dolore?

«— Perchè non può dar segni; ma il dolore lo sente. Il curare non colpisce che i nervi motori; Navaro è morto parzialmente; i nervi motori sono morti...

«— Questo è un delirio, tornava a dire il professore.