Ma Carlo era già scomparso.

Ella corse nella stanza d'Andrea, gli rivolse due o tre domande, a cui il vecchio potè rispondere soltanto con un gemito, poi ordinò a suo marito d'andare in cerca del medico.

Era una buona donna, ma ciarlona, e molto rozza. Mentre applicava dei pannicelli caldi alla parte indolorita dell'infermo, borbottava:

— È in causa di quel ragazzo che vi siete maltrattato così. Vi logorate la vita per fargli fare il signore.

E volgendosi a Carlo gli gridava:

— Vedi? È per colpa tua che il nonno è malato. Purchè tu abbia da mangiare e da bere, eh? E che il povero vecchio s'ammazzi al lavoro, non importa...

Carlo si stizziva dell'ingiustizia di quei rimproveri. Non capiva che colpa avesse lui di quella malattia del vecchio. Ne era invece molto crucciato, e non aveva fatto nulla di cui il nonno avesse dovuto rimproverarlo. Cercava di connettere l'idea del suo mangiare e bere, coll'ammazzarsi dell'altro al lavoro; ma non gli riusciva. Guardò la sua minestra intatta, e disse come per giustificarsi:

— Non ho neppure mangiato io.

— Ecco, i ragazzi non pensano che a mangiare; ma c'è altro a fare ora, che dar da mangiare a te; ribattè la Margherita, prendendo quella scusa per una insinuazione.

E tirò via a dire, che i bambini sono tutti egoisti: «e poi, che costrutto si cava dai sacrifici che si fanno per loro? Dell'ingratitudine; appena mettono i primi peli al mento si guardano intorno a cercar moglie, ed i poveri vecchi...