D'altra parte Carlo, dopo essere stato assente tutta la giornata, si sentiva meno disposto che mai a riaffrontare solo la Margherita: e le strade buie gli mettevano paura.

A lungo pensare, il suo ospite trovò un ripiego: in fondo al casamento c'era un piccolo fienile.

— Dormirai nel fieno, disse a Carlo. È bello, sai! Ora ti rimpiatti lassù; ed appena avrò la mia minestra, salirò anch'io e mangeremo insieme. La mamma non s'accorgerà di nulla.

La cosa andò benissimo. Carlo s'addormentò, o quasi, prima che il suo compagno lo lasciasse, e tirò via a dormire fino al mattino. L'altro, che si divertiva di quella novità d'aver un ospite, e che desiderava di farlo sgattaiolare prima che il padrone del fienile potesse scoprirlo e denunciarlo alla sua mamma, era già accanto all'amico quando questi si destò.

Lo fece scendere subito, e traverso i campi, lo ricondusse sulla strada, dividendo con lui un pezzo di polenta fredda ed una cipolla, che sua madre gli aveva dato per colazione. Prima di lasciar Carlo, gli disse:

— Vai sempre dritto: poi volta a destra e troverai l'ospedale. Oggi è la vigilia di Natale, ti lasceranno entrare. Dacchè il tuo nonno deve uscire domani, è segno che sta bene, e potrà anche venire con te questa sera.

Carlo approvò quel facile accomodamento, e s'avviò col cuore leggero. Ma, appena ebbe passato il dazio, ricominciarono le difficoltà. Quando doveva voltare a destra? Alla prima contrada? Alla seconda?

Per non sbagliare, voltò alla prima; prese i bastioni, ed arrivò fino a Porta Venezia. Ma non s'imbattè in nessuna costruzione che gli ricordasse l'ospedale. Allora entrò in città, e si diede a camminare di su, di giù, distraendosi a guardare le botteghe, poi ripigliando la sua strada, poi fermandosi di nuovo.

Forse in quei lunghi giri e rigiri passò anche dinanzi all'ospedale; ma non lo riconobbe.

Avrebbe voluto domandare a qualcuno dov'era, ma non osava, e camminava sempre, pensando che finirebbe per arrivarci.