— Come staranno bene sul cappello del bersagliere!
Per se stessa non comperava mai nulla. Riceveva col salario i vestiti e le scarpe, come si usa in provincia, ed il denaro delle sue mesate lo metteva tutto da parte per quando avrebbe sposato il bersagliere. S'era fatta lei stessa, col suo filato, varie pezze di tela che serbava preziosamente nel baule, e non ne avrebbe staccato da farsi una camicia per nulla al mondo. I doni che le si facevano lungo l'anno, le strenne di Natale, tutto riponeva per quel giorno desiderato e lontano.
Ma aveva l'amore gaio; non la si udiva mai rimpiangere la lontananza dell'innamorato. Era sicura di quell'amore come di respirare e di vivere; il più lieve dubbio non era mai sorto nel suo cuore onesto; e quel pensiero del bersagliere la colmava di gioia.
S'egli tardava a scriverle, la sola supposizione che l'Amalia faceva era che fosse malato; e allora s'impensieriva e moltiplicava le corse alla posta. Se incontrava il portalettere, erano sempre delle scene. Voleva che esaminasse ad una ad una le soprascritte, fin all'ultima; poi le domandava se era ben sicuro di non avere altre lettere in tasca, o di averne perduta qualcuna per via.
Appena la lettera aspettata giungeva poi, era un delirio di giubilo. Non sapeva leggerla, ma cominciava fin dalla posta a dire agli impiegati:
— È del bersagliere! Viene nientemeno che dalla Cicilia, e c'è su Cara speranza! E rideva, rideva, finchè le cadevano le lacrime.
Poi correva verso casa, ed in capo alla contrada alzava la lettera, la faceva sventolare gridando:
— C'è la lettera del bersagliere! C'è la lettera del bersagliere!
Era sempre qualche bottegaio che gliela leggeva. E l'Amalia si piantava in faccia a lui, ridendo anticipatamente di gioia e guardandolo bene in viso, come se fosse il bersagliere stesso che parlasse, e lei volesse vederne il senso delle parole nell'espressione del volto. E, prima che si cominciasse a leggere, domandava tutta gongolante.
— C'è «Cara speranza» in cima?