«La sua mente piccina si smarrì a quell’idea tremenda che, morta lei, anche il bambino, al quale erano indispensabili le sue cure materne, morrebbe, lasciando la casa nella disperazione e nella rovina.

«Sotto quell’incubo pauroso, ella fece un voto strano, inaudito, quasi incredibile.

«Giurò di offrire al Signore tutte e tre le sue figliole, di farle monache, se otteneva la grazia di guarire, per curare il piccolo Gaetano.

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Noi interrompemmo il racconto della signora Giovannina, per esclamare con indignazione:

— Ma era una cattiva madre!

— Una donna senza cuore!

— Un’egoista!

La signora Giovannina stette zitta un lungo tratto, chiudendo quasi gli occhi, e stringendo le labbra, come per fare violenza a sè stessa e trattenere le parole che le venivano in bocca. Poi disse con molta fermezza:

— No. Anch’io ho pensato come voi alla vostra età, ed ho giudicato quella donna severamente. Ma ho fatto male. Più tardi dovetti riconoscerlo. Fu sempre per le sue figlie una madre affettuosa, le allevò colla massima tenerezza; guai se si ammalavano, se alla scuola subivano qualche piccola ingiustizia; era sempre pronta ad assisterle, a difenderle con una parzialità affatto materna. Quando l’Editta fu colpita dall’artritide che durò più d’un anno nello stato acuto, poi prese un carattere cronico, la mamma abbandonò ogni cosa per curarla giorno e notte, non risparmiò nè fatiche nè veglie, tutti la videro soffrire, agire ed amare come una vera e buona madre.