«Ma videro invece, e con crescente terrore di tutti, venire al mondo, una dopo l’altra, tre bambinette.

«La signora Ripamonti le amava, le allattava, ne aveva tutte le cure, e le trovava bellissime. Ma se ne vergognava, come di tre cattive azioni che avesse commesse.

«E, certo, suo padre e suo marito le consideravano, se non proprio come tre cattive azioni, come tre errori; e la facevano responsabile delle conseguenze finanziarie, disastrose per la famiglia.

«Finalmente, dopo sei anni di matrimonio, quella povera donna trovò grazia dinanzi a Dio, che le mandò il piccolo Gaetano Ripamonti-Pratinelli, destinato a richiamare sulla retta via il patrimonio di suo nonno, che stava per sviarsi. Il fausto avvenimento fu festeggiatissimo da tutta la famiglia, ed il bambino divenne l’idolo, l’arbitro della casa.

«A due anni, quel piccolo despota, si ammalò gravemente di morbillo, e fu lì lì per tornare al limbo dal quale era partito. Fu una tale ansietà, un tal terrore, che per poco non morirono tutti i Ripamonti, di quella sua malattia.

«Le cure assidue, amorosissime della madre, contribuirono molto a salvarlo. Però era ridotto come un cadaverino, ed il medico ripeteva:

« — Ora io ho finita la mia parte. Il resto lo deve fare la mamma. È la sola che possa assisterlo con tutta l’attenzione, con tutta la devozione che si richiede. Avrà una convalescenza lunga e difficile assai. La menoma inavvertenza, un soffio d’aria, un boccone che mangi più del bisogno, possono mandarlo all’altro mondo da un’ora all’altra.

«La povera mamma non si risparmiava di certo, ed era disposta a rimetterci la vita, pur di guarire il piccolo ammalato.

«Ma sgraziatamente il male era contagioso, o dopo alcuni giorni ne fu colpita anche lei molto gravemente. Si fece un consulto, ma i medici tentennavano il capo e davano poca speranza. Ed intanto il bambino, invece di riaversi, rimaneva abbattuto, languido, con un resto di febbriciattola che non si poteva sradicare.

«Quando si vide perduta, la povera donna s’impaurì, non tanto per sè quanto per quel piccolo essere, tanto necessario all’avvenire della famiglia, alla felicità di suo marito e di suo padre.