Essere indulgente, e non giudicare il prossimo.
Sono le più difficili delle virtù umane.
Il perdono, la dolce virtù del perdono, che Cristo ci comanda e ci insegna, non è che una riparazione per chi ha mancato a queste altre. Chi ha commesso l’atto di superbia di giudicare arbitrariamente un suo simile, deve poi espiarlo, perdonando la colpa che gli ha imputato.
Ma l’uomo umile e giusto, che dice: — «Io non posso giudicare le azioni d’un altro, perchè non gli vedo nel cuore; perchè, forse, anche facendo quanto a me sembra male, ha delle intenzioni buone», — quel giusto, non ha bisogno di perdonare.
Queste cose che ora dico, allora le sentivo soltanto. Ed ammiravo quella vecchia semplice e sfortunata, che in tanti lunghi anni di vita senza gioie, non le aveva rinnegate.
La signora Giovannina dovette darsi una scrollata famosa per riscuotersi da quelle idee filosofiche. Tutti i suoi abiti, i nastri, le gale, svolazzarono; la panca tremò, e noi saltammo sulla panca, come se ci fosse il terremoto.
Poi ella riprese a parlare in fretta, come per farci dimenticare quegli sfoghi di sentimento e quei voli di pensiero, dei quali, nella sua timidezza selvatica, si vergognava.
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«La signora Ripamonti guarì, e potè allevare quel primo erede Pratinelli, e due altri che vennero poi, a garantire solidamente alla famiglia il possesso della sostanza materna.
«Ed intanto, accanto ai fratelli ricchi, crescevano le sorelle povere.