«Quando ebbero compiuta la loro educazione nel Sacro Cuore, le due sorelle maggiori tornarono in casa per passarvi un anno prima di prendere il velo. Tutte e due, ma specialmente la Delfina, la maggiore, furono prese da un’immensa pietà per la loro giovane sorella, sulla quale pesavano due grandi miserie: l’infermità, e l’ingiustizia della madre.
«Le due educande tentarono ogni mezzo per far ragionare la signora Ripamonti; ma la sua scarsa intelligenza, l’ignoranza, il fanatismo religioso, l’avevano ridotta in uno stato d’irritazione vicino alla demenza.
«Neppure il suo confessore riesciva a toglierle dalla mente quello strano scrupolo del voto trasgredito.
«In quel tempo, Andrea, che prima frequentava poco quei lontani parenti, era diventato il più assiduo di casa Ripamonti.
«Aveva posti gli occhi ed il cuore sulla Delfina, la bella bruna malinconica, dai grandi occhi azzurri. Egli, che non era mai entrato nelle confidenze della famiglia, sapeva vagamente, come tutti lo sapevano a Novara, che le due sorelle Ripamonti erano destinate a farsi monache; ma non poteva immaginarsi a che punto la madre fosse tenace e irremovibile in quel suo proposito.
«Appena comunicò alla Delfina la sua intenzione di domandarla in isposa, e di cambiare il suo destino, lei gli tolse ogni illusione, perchè non gli riescisse più amaro il disinganno.
«Per la madre era una questione di coscienza, ed il contrariarla avrebbe finito di farla impazzire. Il nonno Pratinelli era imbecillito da qualche anno e non poteva più esercitare nessuna influenza sulla figlia. Ed il signor Ripamonti aveva troppo desiderati ed aspettati gli eredi maschi, per non aver aderito, fin dal principio, al voto di sua moglie. Dunque non c’era speranza di revocarlo.
«Del resto, a quei tempi, erano molto frequenti i casi di fanciulle che prendevano il velo, anche senza averne la vocazione, per considerazioni di famiglia. E quel caso delle Ripamonti non suscitava l’indignazione ed il compianto che susciterebbe ora.
«Andrea e la Delfina erano due anime forti: videro che il loro matrimonio era impossibile, e si rassegnarono colla tranquillità delle anime forti. Andrea aveva condivisa con le due educande la grande pietà per la povera Editta, e le aveva posto affetto come ad una sorella infelice.
«Mancavano pochi giorni alla vestizione delle due novizie. Il signor Ripamonti pensò che la presenza continua di quel giovinotto in casa, e le sue occhiate amorose e meste alla Delfina, potrebbero mettere la ribellione nel cuore della sua figliola, e suscitare nella sua triste famiglia altri guai, oltre a quelli che la funestavano già.