La domenica, quando andai a trovare mia sorella in collegio, le comunicai la mia grande speranza. E lei si mise subito a calcolare quale cosa magnifica potrebbe portare Santa Lucia a lei, perchè potesse stare a confronto di quel goletto che doveva costare tanto caro, e che lei non poteva avere perchè portava la divisa del collegio.

La mattina del giorno 13, appena svegliata, e mi svegliai prestissimo, saltai giù dal letto, ed in pura camicia da notte, coi piedi nudi, corsi a spalancare la finestra della mia cameretta, per ritirare il prezioso panierino.

Con mio grande stupore non lo trovai ricolmo come gli altri anni.

Non se ne vedevano rigurgitare le carte frastagliate delle caramelle; non si vedeva sporgere tra un arruffio di carte d’ogni colore, e di chicche senza carta, il capino biondo di una bambola.

Eppure, la bambola, le chicche, ed un’orribile figurina di pasta, con un’inverniciatura di zucchero a colori, rappresentante Santa Lucia cieca con in mano i suoi occhi sopra un vassoio, erano il complemento inevitabile d’ogni strenna.

Come mai non c’erano? Doveva essere stata una dimenticanza.

Ma, certo il goletto, non poteva mancare; e, per me, era il più importante. Al resto si penserebbe poi.

Infatti, il goletto c’era, in fondo al paniere, avvolto in un bel foglio di carta color di rosa.

Ma non era d’ermellino; era grigio.

Seppi più tardi che era un pelo fine, e che si chiamava petit-gris.