Ma a me parve brutto, con la sua tinta neutra e scura, e dopo che avevo vagheggiato il bianco latteo dell’ermellino, messo in risalto dalle belle virgole nerissime e lucenti.

Gettai, stizzita, il goletto grigio ai piedi del letto. Tornai a rannicchiarmi fra le lenzuola, e mi misi a piangere disperatamente.

Dopo circa mezz’ora, quando la mamma entrò nella mia cameretta, singhiozzavo tanto, che mi sarebbe stato impossibile dire una parola.

Alle sue domande, potei soltanto rispondere accennando colle mani il goletto e piangendo più forte.

La mamma rimase un po’ male. Si aspettava una dimostrazione di gioia, e mi trovava invece nella desolazione.

Tuttavia, cercò di persuadermi che quel goletto era bello quanto quello delle mie compagne.

Mi disse che il petit-gris era un pelo di pregio, e che le era costato tanto, che lei aveva dovuto rimetterci anche i quattrini destinati a completare la strenna coi chicchi e colla bambola.

Ma io ero inconsolabile, e continuavo a ripetere fra i singhiozzi:

— Lo volevo d’ermellino! Le ragazze a scuola non lo sanno che questo pelo grigio costa caro! Non lo crederanno!

La mamma fece il volto serio, e disse: