— Sei forse sola, senza fratelli nè sorelle?... Scusa sai; io do sempre del tu alle ragazze. Non ho ancora potuto avvezzarmi a considerarle persone serie, come siete voialtre.
Ella fece un cenno del capo, graziosamente, per indicare che scusava, poi esclamò:
— Ma che! Sola! Ci chiamiamo legione! Siamo sei; si figuri!
— Mi figuro che giocherete, che riderete, che vi bisticcerete qualche volta, e che starete allegri.
— Quanto a bisticciarci, sì, ci bisticciamo spesso. Ma ridere non è facile. Manca di ilarità la nostra casa. Siamo due sorelle, vestite tutte e due ad un modo, uguali, minuziosamente uniformi, come due vasi del Giappone, come due candelabri da caminetto borghese, come due pendants; molto ridicole; ma, sa, il ridicolo fa ridere gli altri, e noi ci fa quasi piangere. Abbiamo due fratelli in collegio... studiosi! — Sono cose che capitano soltanto a noi! — Hanno sempre delle uscite di favore pei loro meriti, e le nostre domeniche le passiamo tutte a portare in giro per Milano quei due soldatini dotti, in grande uniforme, che fanno voltar la gente in istrada! Ed il resto del nostro tempo, quando non si è a scuola, si fanno delle esclamazioni ammirative dinanzi a Nini ed a Baby, i due piccini, tanto bellini, tanto carini, e tanto noiosini....
La signora Neris profittò di quella geremiade per dire:
— Ebbene, qui non c’è nè il suo pendant che le fa venir da piangere, nè i noiosini che strillano. Resti oggi con noi; ci rallegrerà tutti col suo spirito....
Finalmente la signorina Elisa, con molte smorfiette, lasciò cader dall’alto il suo consenso, al quale l’Emma fece questo commento, poco lusinghiero per la sua famiglia:
— Poverina! Come ti compiango!
Io mi sentivo invasa da quello sgomento, da quel sentimento d’un pericolo prossimo, che m’inspirano sempre l’indifferenza, lo scetticismo, la mancanza d’ilarità e di gioia nella gioventù.