Da un pezzo i miei poveri vecchi, il nonno e la signora Giovannina, erano morti.

Confrontando la mia adolescenza, che a quella gente austera sembrava già pretensiosa e scettica, coll’adolescenza vecchia di queste giovinette, la mia mi parve gaia come una risata, al paragone. E, sopratutto, la mia era stata più semplice e meno fortunata.

Profittai d’un’uscita della signora Neris che andò a dare degli ordini per la sua ospite inaspettata, e feci con quelle ragazze la parte che faceva il nonno co’ miei fratelli e con me. Cominciai da un predicozzo, per finire con una storiella.

Ecco il predicozzo:

— Avete troppe soddisfazioni, ragazze. Tutti i vostri desiderii sono appagati. Non vi resta nulla a desiderare nel campo delle cose semplici e possibili. Per questo, quando vi capita una cosa piacevole, non la apprezzate, perchè l’avete ottenuta con troppa facilità, e v’immaginate delle cose più difficili ad ottenere, e, per conseguenza, ai vostri occhi, più belle. E così vi create degli ideali impossibili, ed avete il gusto guasto dalle raffinatezze. Una, non è contenta d’avere un’amica a pranzo, perchè non può offrirle un pranzo di gala, l’altra si fa pregare ad accettare, perchè forse non vede la prospettiva d’una serata elegante...

La Emma m’interruppe con quel suo fare di superiorità un po’ ironica, che sembrava burlarsi di me:

— Ma perchè, marchesa, s’immagina che invitare un’amica a pranzo sia una cosa tanto peregrina?

— Perchè a’ miei tempi era, se non peregrina, molto rara di certo, nella nostra condizione di borghesi non ricchi. Perchè io non ho mai avuta questa gioia, e tutte le mie compagne, figlie di famiglie modeste, come la mia, come la vostra, erano, su per giù, nello stesso caso. Perchè, un giorno, questa soddisfazione che voi disprezzate, io l’ho desiderata con tutto l’ardore del mio amor proprio compromesso, della mia parola impegnata...

— E non l’ha ottenuta?

— Non si ottenevano mica molte cose, ai miei tempi! E bisognava prendere il mondo come veniva. Si borbottava un poco fra noi, qualche volta si arrischiava una timida protesta; ma si finiva sempre a piegare il capo alla volontà dei superiori, una volontà indiscutibile ed inesorabile.