La signorina Elisa osservò con un sospiro:

— Allora dovevano essere anche meno allegre di noi!

— Confesso che cominciavamo già un po’ a prendere gli atteggiamenti da vittima che prendete voialtre; ma soltanto nei momenti di contrarietà, e per poco. In generale, eravamo molto più allegre, perchè avevamo delle esigenze molto più moderate; ed anche quelle, per moderate che fossero, i nostri genitori ce le sapevano reprimere con fermezza. Ci si allevava nel sentimento della sommissione.

— Ma era una tirannia!

— Chissà! Anche noi, allora si pensava così. Ma, col tempo, ci ha risparmiati molti dolori, quella così detta tirannia; perchè ci aveva avvezzati alle contrarietà della vita, e quando le incontrammo più tardi, serie ed inevitabili, avevamo imparato a sopportarle senza debolezza. Non so se voialtre, che a quindici anni discutete un pranzo, e non lo trovate abbastanza raffinato per meritare d’essere offerto ad una bimba, che trovate ridicolo vestirvi come le vostre sorelle, e noioso passeggiare coi vostri fratelli, sapreste, poi rassegnarvi, da donne fatte, alle limitazioni che impongono le rendite ristrette o l’avarizia d’un marito, alla privazione d’ogni divertimento, alla vita affatto casalinga, che tocca a moltissime spose, mentre magari il marito esce ogni sera e si diverte.

La Emma, che probabilmente si annoiava della piega troppo seria ch’io aveva data al discorso, osservò, colla confidenza con cui trattava sempre con me, come con tutti superiori ed inferiori:

— Credevo che questa predica dovesse metter capo ad un raccontino come quelli del suo nonno...

— Infatti; ma non c’ero arrivata ancora.

— Allora, scusi, sa; ma il suo nonno era meno... era un po’ più divertente; non faceva delle dissertazioni morali tanto lunghe... almeno a giudicarne da quanto riferisce lei...

— È perchè io, quando vi ripeto i suoi racconti, ne abbrevio la parte noiosa.