— Ma è una buona abitudine, marchesa. Badi di non perderla, per carità.

— Profitterò della tua lezione.

E ridendo dell’impertinenza schietta di quella bimba, cominciai a raccontare.

················

«Una delle nostre grandi contrarietà, toccò appunto, a me ed a mia sorella, per un invito a pranzo.

«Avevamo due amiche, le signorine Liprandi, maggiori di noi di parecchi anni, molto belle e molto eleganti, che ci davano una gran suggezione, ma della cui amicizia andavamo molto superbe.

«Alle volte, nell’estate, venivano la sera al cascinino del nonno, che noi parlando con loro chiamavamo sempre «villa» per darci un’aria un po’ elegante anche noi; e si mettevano tanto in gala, che a noi pareva che facessero una gran degnazione girando con quei bei vestiti pei filari della vigna, e mettendosi in bocca i chicchi dell’uva con quei guantini attillati e chiari. E quando avevano fatte queste cose, noi non si finiva d’esclamare:

— «Come sono buone! Come sono semplici! Non hanno nessun orgoglio!

Pareva che si trattasse di due principesse.

Del resto erano buone e semplici davvero, e tolta la manìa di vestir sempre in gala, avevano le stesse abitudini casalinghe che avevamo noi, si divertivano facilmente, s’accontentavano di tutto. Ed anche l’eleganza delle loro tolette, non costava di molto, perchè si facevano gli abiti loro stesse con un’abilità invidiabile.