«Alzai gli occhi a guardarlo, e vidi che sorrideva bonariamente alla sua minestra inzuccherata.
«E non rispose.
«Era contento? Si doveva considerare quel silenzio come un consenso?
«Fu una discussione che durò tutta la sera sul balcone fra noi tre ragazzi, mentre il nonno di dentro discorreva colle zie, che venivano sempre a passare la serata con noi.
«Mario, citando il solito «chi tace consente» pretendeva che non si dovesse parlarne più, e presentare addirittura le signorine Liprandi a tavola.
«Io inclinavo un poco a questo partito eroico; perchè, insomma, quando una cosa è fatta, è fatta. Tutt’al più, il nonno ci avrebbe sgridate dopo; ma intanto, noi non si mancava all’impegno preso; non si faceva una figuraccia.
«Perchè, quanto a fare il menomo commento scortese dinanzi alle sue ospiti, per quanto poco desiderate, il nonno non ne era capace. Anzi, aveva la galanteria de’ suoi tempi colle signore, e biasimava i giovani moderni, specialmente mio fratello, di non averla.
«La Giuseppina però si oppose a quel ripiego. Temeva che un atto di meraviglia del nonno, che non poteva mancare dinanzi a quell’avvenimento nuovo nella storia di casa nostra, facesse capire a quelle signorine l’irregolarità dell’invito, e le mortificasse, mortificando anche noi.
«E ripeteva saviamente:
— «No no; esporle ad un’accoglienza equivoca, è assai più inospitale che non invitarle.