— «Vedi? ci eravamo esagerata la misantropia del nonno.
— «Alle volte ci si figurano le cose più difficili di quello che sono...
«Non avevamo mai amato tanto il nonno come quella sera.
«Mezz’ora prima del solito, io corsi a preparare una sua bibita che prendeva sempre prima di andare a letto, fatta con acqua calda, limone e fondo di caffè, e che si chiamava acqua caffettata, mentre mia sorella rientrava in salotto e si metteva a leggergli lei il giornale, con certi Nicotera tanto sdruccioli, che ruzzolavano come palle, nella noia dell’articolo di fondo.
«E Mario interruppe la lettura, per offrire al nonno le pianelle ed il berretto da notte, mellifluamente, a grande stupefazione del povero vecchio, che lo ringraziò sorridendo di quella strana offerta.
«Però, la mattina dopo, mia sorella tornò a mettere le cose in dubbio.
— «Io vorrei che il nonno ci desse proprio un consenso formale. Se ho da dire la verità, più ci penso, e più mi pare che abbia preso quell’invito come una burla.
«E mio fratello anche lui diceva:
— «È quasi certo. Il nonno è furbo. S’è buscato tutte le nostre gentilezze, il caffè mezz’ora prima, la lettura coi Nicotera sdruccioli, le pianelle ed il berretto da notte, e l’eroismo gastronomico della Maria che s’è gonfiata di pasta col latte; e lui intanto ci ha canzonati.
— «Cosa fare?