— «Cosa fare?
«Mario ci diede un consiglio serio.
— «Andate nello studio e ditegli la cosa francamente.
«Io pregai mia sorella che ci andasse lei, come la maggiore. Ma lei non voleva; non aveva coraggio. Cercammo di persuadere Mario a pigliarsi lui quell’incarico, ma protestò energicamente.
— «Brave! Vi buttate in acqua e poi volete ch’io vi salvi. No. No. Del resto, io non sono il Beniamino del nonno. Vi guasterei l’affare. Tirate alla pagliuzza fra voi due chi deve parlamentare.
«Preparò lui le pagliuzze. La più corta toccò alla Giuseppina, che si rassegnò.
«Io presi il vangelo, e mi posi a leggerlo con fervore, implorando nel mio cuore come una grazia, che mia sorella ottenesse il consenso desiderato.
«Mario la spinse nello studio, poi si mise in ginocchio dietro l’uscio, facendo delle grandi smorfie, come se pregasse, e dei segni di croce per mettere in caricatura me; e picchiandosi il petto disperatamente, esclamava:
— «Faccio voto d’andare in Terra Santa sulle ginocchia logore de’ miei calzoni, purchè il nonno me ne comperi un altro paio, ed offra un piatto di maccheroni col latte a quelle belle signorine!...
«Ad un tratto l’uscio dello studio fu spinto con violenza, mandando Mario a gambe levate; e la Giuseppina uscì tutta rossa, cogli occhi pieni di lagrime, e disse subito stizzita: