— «Ecco! L’ho detto io, che non se ne faceva nulla! Non ci aveva nemmeno pensato, lui! L’aveva creduto uno scherzo. Bello scherzo spiritoso, nevvero?

— «Infatti..., il nonno mostra d’avere un’idea un po’ meschina del vostro spirito.... Volete che lo sfidi?

«Io interruppi Mario per domandare alla Giuseppina:

— «Ma quando gli hai detto che si diceva per davvero?

— «Quando gliel’ho detto, ha risposto la sua gran parola irrevocabile: «Non se ne parli altro!»

«Infatti, pel nonno, quella era una sentenza senza appello. Sarebbe stato perfettamente inutile parlargli della nostra parola impegnata, della nostra mortificazione d’amor proprio, della cattiva figura che si farebbe tutti!...

«Queste considerazioni, per lui, non avevano importanza. Quando una cosa non gli accomodava, la metteva addirittura da parte con quella sentenza inesorabile: «Non se ne parli altro.» E non si curava affatto delle conseguenze. Crollava le spalle, e sorrideva di compassione alle nostre suscettibilità, che chiamava leggerezze.

«Ora non c’era altro a fare, che trovar un modo di cavarcela alla meglio.... o alla peggio.

«Il ripiego della febbre, suggerito da Mario non era effettuabile. Il nonno non era uomo da permetterci una commedia simile, neppure un giorno. Era troppo schietto e semplice.

«Se eravamo ammalati ci faceva curare con premura. Ma non tollerava smorfie, nè finzioni.