«Mi credeva in un delirio di febbre.

«Veramente la cosa era tanto nuova, tanto impreveduta, tanto straordinaria, che avevano ragione di non volerla credere.

«Eppure era vero.

«Quel giorno, al Cascinino, dopo aver fatto il giro delle stanze di sopra che erano quattro, due da ciascun lato della scala, e comunicavano fra loro da una parte pel pianerottolo, e dall’altra per un corridoio interno, il nonno aveva detto queste precise parole:

— «Ora che, ai balli, c’è quella brutta moda di non stare in sala, di fare la coda, qui si potrebbe benissimo dare una festa; perchè quattro coppie in qualunque di queste stanze ci possono ballare comodamente, poi uscirebbero man mano dal pianerottolo, passerebbero nella prima stanza di là dalla scala, e rientrerebbero dal corridoio...

«Quando vidi l’incredulità con cui in casa era accolta la mia fausta novella, ripetei alla Giuseppina ed alle zie quel discorso del nonno, tutta eccitata dall’idea gloriosa di far passare la coda d’una festa da ballo... dal pianerottolo.

«Mia sorella, che aveva smesso di ridere per riprender fiato, mi disse con un’aria sbalordita:

— «E perchè il nonno ha detto questo, tu t’immagini che daremo un ballo davvero? No! Veramente sei troppo immaginosa, Maria! Un giorno o l’altro scriverai dei romanzi!

«Povera sorella! Non pensava certo, allora, che quel malinconico oroscopo la farebbe indovina!

«Io, più che mai impuntigliata a dimostrare che non avevo raccontata una frottola, esclamai: