«Io, da ragazzo, non ebbi mai il gusto di trovarmi sul balcone, la mattina di Santa Lucia, un paniere rigurgitante di dolci e giocattoli e cose belle, come lo trovate voi ogni anno.

«La strenna, quel giorno, l’avevo anch’io. Ma mio padre voleva che fosse sempre un dono serio come lui. Un oggetto di prima necessità, che doveva comperarmi inevitabilmente, e che il più delle volte, per poter rappresentare, a suo tempo, la strenna di Santa Lucia, mi giungeva molto in ritardo, e, per conseguenza m’imponeva prima una privazione.

«Serbo ancora memoria d’un inverno crudele, durante il quale mi toccò di andare alla scuola, dal quattro novembre fino al dodici dicembre, poco meno d’un mese e mezzo, colle mani orribilmente gonfie e screpolate dai geloni, che mi dolevano come bruciature quando le esponevo all’aria gelida del mattino; e tutto quel tempo sospiravo la benedizione d’un paio di guanti di lana.

«Se ne parlava continuamente, in casa, di quei famosi guanti. Mi si facevano balenare agli occhi della fantasia come un miraggio. Si diceva che con dei guanti di lana non avrei sentito più nessun dolore, che i geloni mi sarebbero guariti immediatamente; che erano anzi il solo rimedio efficace.... Tutto questo per farmeli apprezzare in tutto il loro valore.

«Ma però continuavo ad uscire ogni mattina con un freddo di parecchi gradi sotto zero, e colle mie povere mani nude, che parevano due informi cuscinetti paonazzi.

«Fu soltanto la mattina di Santa Lucia, che andando a ritirare la mia scarpa sul ballatoio che dava in corte, vi trovai i guanti tanto vagheggiati, fatti da mia madre a calza.

«Ah! come avrei preferito restare senza strenna, non mettere neppure fuori la scarpa, ma avere i guanti un mese prima!

«Ve l’ho detto, mi pare, che a Cerano, come in tutte le nostre campagne si mette una scarpa sul balcone per ricevere la strenna, invece del paniere che mettete voi!

«Del resto, quei giorni che precedevano il Natale, erano un periodo molto laborioso nella nostra annata, e non lasciavano molto tempo per fantasticare sulle strenne di Santa Lucia.

«A Natale, mio padre mandava un dono a tutte le famiglie agiate del paese, per conservare le pratiche alla sua farmacia. E quei doni toccava a me prepararli, e portarli a destinazione.