«Infatti d’allora ci parlarono ogni giorno, e fin dal giorno seguente, cominciarono a fare delle allusioni alla villa, ed alla festa da ballo... «che chissà come doveva riescir bella! Una festa campestre...!»

«Naturalmente, ricaddi a capo fitto nel tranello, e sfoggiai le mie graziette in un invito.

«Quel fermento, quel chiacchierìo, durò una settimana in città. Poi, siccome eravamo in piena quaresima, ed alla primavera mancavano ancora due mesi e più, il fermento cessò, e della nostra festa non si parlò più che fra noialtre amiche.

«E finì la quaresima, e venne la Pasqua, che quell’anno fu verso la metà d’aprile, poi l’aprile finì, e cominciò il maggio, tutto biancheggiante di margherite e rosseggiante di rose.

«Era primavera!

«Ma, a misura che il tempo di concretare il gran disegno s’avvicinava, l’enormità della cosa si faceva più chiara alla nostra mente, ed un segreto sgomento c’invadeva.

«Sarebbe stato tempo di provvedere a far dipingere le stanze, a far portare il pianoforte, a diramare gl’inviti....

«Il nonno non faceva la menoma allusione a tutto questo.

«Anzi, era tutto occupato del seme di bachi, e già due volte di seguito ce l’aveva fatto lavare nel vino, con gravissimo danno delle nostre mani, che ne serbavano il violetto alla radice delle unghie per vari giorni, ad onta delle più complicate lavande.

«Intanto le amiche, incontrandoci in istrada, ci domandavano: