— «A quando? Sarete occupate nei preparativi? Sarà questa settimana? O quest’altra?

«E noi si rispondeva sempre:

— «Oh, sarà presto; sicuro...

«Ma sempre con un freddo nel cuore; con una specie di vertigine, all’idea che ci si affacciava alla mente di quelle stanze squallide, colle pareti imbiancate a calce ed ora annerite dal fumo e dal tempo, e col pavimento di mattoni, che ad ogni passo esalava una nuvoletta di polvere rossastra.

«Mia sorella cominciava a recriminare:

— «S’è parlato troppo presto. Tu colla tua fantasia che vola, e che piglia per veri tutti i fantasmi... Ora chissà come andrà a finire? Il nonno non ci pensa affatto; bisognerà rammentarglielo...

«Ah! che tribolazioni, che paure, che lunghe strette di cuore ci costò quella festa da ballo!

«Non ne hanno idea le ragazze d’adesso, avvezze a trattare i genitori con tanta confidenza, ed esprimere i loro desideri senza soggezione, ad accettare il sì dei babbi e delle mamme come cosa a cui abbiano sempre diritto, a ribatterne il no quando lo trovano incomodo, a discutere, a volere, a contare per qualche cosa, per molto, nelle risoluzioni da prendersi in famiglia!

«Intanto i giorni e le settimane passavano, e non si vedeva nessun sintomo di festa da ballo; e noi non avevamo il coraggio di ricordare al nonno quella sua parola spontaneamente impegnata.

«Eppure bisognava trovarlo quel coraggio. Cominciavamo già a pensare come si potrebbe entrare in discorso. Andavamo alla villa con lui, o l’una o l’altra, anche il mattino; parlavamo di cose agricole. Mia sorella, la cui inettitudine per la botanica non era comparabile che alla mia, ricominciò a farsi insegnare dal nonno quella sua scienza gentile che avevamo abbandonata, ed a masticare dei nomi latini, che era una pietà. Ed io lavavo e rilavavo con fervore il seme dei bachi, immergendo eroicamente le braccia nel vino fino ai gomiti.