«Ma questo secondo divertimento, siccome sciupava molto le scarpe, ci era proibito. Il che non vuol dire però che noi ce ne privassimo; io specialmente, che andavo a scuola solo, perchè de’ miei fratelli, uno solo andava ad una scuoletta infantile da una donna del vicinato, e l’altro stava ancora in casa.
«Parlo di quando avevo sette anni.
«Uscivo solo; il babbo non mi vedeva; com’era possibile che camminassi serio serio, su quel piano levigato che pareva fatto apposta perchè i bambini si divertissero a scivolare un poco? Quale sarebbe stata l’utilità d’avere il ghiaccio?
«Ed erano delle volate lunghe parecchi metri, delle risate senza fine, che andavano in tanto sangue.
«E quando era la settimana di Natale, ed avevo vacanza, e mio padre ne profittava per mandarmi in giro con un gran paniere di pacchi turchini, a distribuire alle sue pratiche le strenne lungamente preparate, si può dire che facevo tutta la strada scivolando, ed almeno venti volte al giorno ruzzolavo sul ghiaccio col paniere e tutto, spandendo tutti i pacchi sul ghiaccio.
«Quell’anno appunto, quando io ne avevo sette, si cambiò il medico condotto, ed il nuovo venuto non c’invitò più la sera della Domenica a giocare a tombola.
«Allora noi ragazzi, desolati, pregammo tanto e tanto, che il babbo ci promise di farci giocare nella retrobottega della farmacia... quando una qualche fortuna impreveduta, ci facesse avere le cartelle, i numeri, tutto l’occorrente pel gioco.
«Io capii subito che quella fortuna impreveduta doveva essere la Santa Lucia, e che la tombola sarebbe la mia strenna.
«Quel discorso si era fatto una sera a cena.
«La mattina dopo, appena potei svignarmela colla cartella dei libri per andare alla scuola, corsi difilato fuori del paese, in un punto dove il ghiaccio era più sodo, e dov’ero sicuro di trovare i miei amici più cari, ed entrando in mezzo con una gran scivolata che finì in un capitombolo, annunciai, prima ancora d’essermi rimesso in piedi, che, cominciando dalla prima domenica dopo Santa Lucia, si giocherebbe a tombola in casa nostra.