«Si pagavano due centesimi per cartella, ed era permesso soltanto ai grandi di prenderne due. Per cui il guadagno massimo, la tombola, non superava mai i trenta centesimi.

«Ma noi ci si divertiva egualmente.

«La buona novella fu accolta con una salva d’applausi e di grida; e, per festeggiarla, si combinò pel ritorno dalla scuola una grande scivolata.

«Noi non si diceva ancora pattinare, e non so se quell’uso straniero fosse allora importato in Italia. Perchè vi parlo dei primissimi anni di questo secolo, figlioli, io sono nato alla fine di quell’altro.

«Comunque fosse, a Cerano nessuno aveva idea del pattinaggio; neppure i Marchesi De Landi, i più ricchi proprietari dei dintorni, che abitavano un gran casamento in fondo al paese, e che quando c’era il ghiaccio uscivano colle soprascarpe di corda per paura di sdrucciolare.

«Si può figurarsi se io presi parte alla festa del pomeriggio!

«Ne presi tanta, che tornai dalla scuola quasi all’ora di cena, e le tavolette di cioccolata ne patirono, perchè non ebbi tempo d’incartarle, ed anch’io ne patii, perchè mi buscai due scappellotti da mio padre, ed una buona sgridata dalla mamma.

«I giorni seguenti badai a dividere il mio tempo tra il ghiaccio e le occupazioni di casa, e rubando una mezz’ora ogni giorno al ritorno dalla scuola, mi tenni sicuro di poter scivolare senza farmi scorgere.

«Intanto venne la vigilia di Santa Lucia.

«La sera il babbo mi lasciò uscire pel paese, a vedere i banchi di dolci, illuminati con due candele circondate da uno scartoccio di carta bianca, e carichi di paste dolci, di torrone nella carta d’oro, di arancio, di zuccherini, e di Sante Lucie di pasta e di zucchero, cogli occhi sul bacile.