Il dentista aveva dichiarato che la carie era troppo avanzata perchè il dente si potesse ancora impiombare. Il paziente però non si sentiva il coraggio di farselo levare, ed aveva domandato che, prima di ricorrere a quella misura estrema e barbara, si tentassero tutti i rimedi possibili.
Aveva trovato un sollievo momentaneo nel laudano; ma poi era ricaduto nelle sue atroci sofferenze. Inutile dire che, da otto giorni, aveva lasciato gli studi e tutto, e stava nell’infermeria gemendo e piangendo.
Per una settimana ancora continuò a venire ogni giorno un bollettino sanitario, nel quale il malato stesso riferiva minutamente le cure tentate, le pillole d’oppio, persino un’iniezione di morfina descritta pomposamente, come una seria operazione sopportata con coraggio, poi il creosoto, gli empiastri applicati alla guancia, e gli effetti più o meno buoni, e più o meno durevoli d’ogni rimedio.
Finalmente venne una lettera del direttore, il quale avvertiva solennemente il nonno, che la sofferenza di Mario, sebbene non avesse nessuna gravità, non si potrebbe realmente guarire, se non coll’estirpazione del dente cariato. Questo annuncio era accompagnato da una dichiarazione del chirurgo-dentista, il quale faceva ogni settimana una visita ai denti di tutti gli allievi del collegio, li puliva, li limava quand’era necessario, li medicava, ed in questa circostanza speciale di Mario, giudicava inevitabile l’estirpazione del dente guasto.
Si pregava il nonno di rispondere per telegrafo, perchè il malato era molto nervoso ed intollerante.
Il nonno non s’era mai crucciato di tutto questo; più volte aveva data una scrollatina di spalle ricevendo le lettere urgenti di Mario; ed anche quella mattina sorrideva tra sè mentre scriveva il suo telegramma di risposta che diceva:
«Si faccia pure grande operazione. Raccomando coraggio piccolo eroe.»
Sgraziatamente, pare che il piccolo eroe non ne avesse di molto, perchè in giornata venne un altro telegramma del direttore:
«Mario esige essere cloroformizzato. Non oso assumere responsabilità. Cosa fare?»
Il nonno questa volta fece una vera risata, e rispose, sempre per telegrafo: