«Da me solo stentavo; ma, coll’aiuto del compagno, si riescì a legare il dente cariato collo spago.
«Allora il fabbro legò i due capi all’incudine tenendoli molto corti, tanto che dovevo star chino per non sentirmi tirare il dente indolito.
«Io domandai:
— Ed ora, come si fa?
«Il mio compagno, venendomi accanto in modo da non lasciarmi vedere nè l’incudine nè il fabbro, mi rispose:
— «A momenti, quando te ne sentirai il coraggio, darai una stratta spingendo il capo indietro...
In quella un colpo tremendo, formidabile, del martello sull’incudine, fece tremare tutta la bottega, echeggiò come lo scoppio d’una bomba; e, nel sussulto pauroso che mi fece fare quel colpo inaspettato, diedi involontariamente una grande stratta allo spago, che rimase attaccato all’incudine col dente malato, mentre il mio compagno esclamava:
— Ecco fatta l’operazione!
«Infatti, tutto era finito; non soffrivo più, e non mi pareva neppure d’aver sofferto nel momento dell’estirpazione, tanto quel colpo m’aveva sorpreso e sbalordito.
«E la mattina seguente potei andare tranquillamente a Novara sul carro, per proteggere con la mia presenza l’acquavite del babbo, contro gli attentati del carrettiere.