— Che idea! Poi ricomincio a soffiare.
La Giuseppina mi diede una pedata sotto la tavola, ed io mi sentii batter forte forte il cuore.
Per un momento la confusione c’impedì di parlare. Ma a misura che il desinare s’avvicinava alla fine, la mia impazienza cresceva e sentivo il bisogno di uscire da quella incertezza. Cercai di parlare con voce calma, e domandai:
— Non le pare che sia una buona idea, nonno, quella del maestro di ballo?
— Mi pare inutile. Cosa ne vuol fare, la direttrice, di questo maestro?
Io risposi:
— Far insegnare il ballo... a quelle che vogliono impararlo.
Il nonno mi guardò, poi guardò la Giuseppina attentamente. Aveva capito; ma non lo disse, ed invece riprese:
— Io ho ballato tutta la mia gioventù, e non ho mai pensato a prender lezioni di ballo.
La Giuseppina, che non aveva ancora parlato, vedendo che le cose prendevano una brutta piega, venne in mio soccorso, insinuando timidamente: