— Avrà ballato male...

Ed io, con un’energia provocante, confermai:

— Sicuro! Avrà ballato male.

Il nonno sorrise, come ad un’immagine lontana che vedesse lui solo, ma non rispose.

Poco dopo s’udi una scampanellata secca, nervosa, e subito entrò la signora Giovannina.

Era una cugina del nonno, una zitellona, alta e sottile come una guglia, con una testina piccola, un naso diritto, come quello delle statue greche, le tempia depresse, e le labbra sottili sulle gengive sdentate. Pareva più una zitellona da romanzo, che una vera zitellona viva di provincia.

Quella personcina così priva di carne, che a vederla pareva di sentire scricchiolare le sue piccole ossa sporgenti, era tutta nervi; vibrava come un apparecchio elettrico. Specialmente quando era irritata si scrollava tutta energicamente, e pareva un pioppo scosso dal vento. Il nonno aveva la facoltà di farla vibrare a quel modo parecchie volte ogni sera; perchè, o per distrazione o per il gusto di farla stizzire, la chiamava sempre a testimonio quando narrava le sue gesta giovanili; e la signora Giovannina rifiutava ostinatamente di rammentarsi di quelle date remote.

Quel giorno, appena fu entrata, il nonno le disse:

— Dite un po’, Giovannina, vi pare che noi si ballasse male, quando s’andava ai veglioni del ventuno...

La signora Giovannina si diede una lieve scossa che fece svolazzare tutti i nastri che aveva addosso. Poi, voltandosi per deporre il cappellino, rispose: