— Siete matto! Come volete che mi ricordi del ventuno? Ero una bambina...

— Sì, una bambina di ventiquattro anni... Siete dell’altro secolo, Giovannina; non rinnegate vostro padre...

E dopo aver lasciato che la signora Giovannina si scrollasse, scattasse, si facesse svolazzare tutti i vestiti intorno per un tratto, quando la vide un po’ più quieta, riprese:

— Via, dite un po’ a queste grulline come si ballava noi, e come si era imparato a ballare.

Si guardarono un momento ridendo, poi la signora Giovannina disse:

— Le prime prove si fecero laggiù a Cerano, davanti alla farmacia di vostro padre... Ma dite voi, Andrea, ci avete più gusto di me a raccontare.

Infatti il nonno ci aveva gusto, e cominciò a raccontare col volto ridente:

«Il babbo di quel vecchio Lavatelli che viene ogni anno a potare le nostre viti, abitava, a Ceràno, in faccia a noi; e la domenica e tutte le feste comandate, passava il pomeriggio seduto fuori della porta di casa, sonando certe zampogne primitive che si fabbricava da sè, con la scorza dei pioppi.

«Ora dico così, perchè ho veduto di meglio, ma allora avevo un’ammirazione infinita per le zampogne del vecchio Lavatelli, ed andavo in sollucchero quando lo sentivo sonare.

La nostra Giovannina che allora era piccina, e portava quei vestiti lunghi colla vita corta, come quelle donnine in miniatura che vi fanno ridere quando le vedete nelle incisioni di quei tempi in cui non usavano ancora i calzoncini, veniva sempre a passare qualche settimana nell’estate con noi.