Una sera, poteva avere allora nove o dieci anni, era nel...

— Lasciate stare! interruppe con una grande scrollata di testa la signora Giovannina. — Voi avete la manìa delle date...

Il nonno rise un pochino in silenzio, poi continuò:

«Una sera senza data, dunque, la Giovannina era appena arrivata da Novara, quando il vecchio Lavatelli cominciò a sonare la zampogna.

«Allora lei spiccò un salto giù dai quattro scalini della farmacia, balzò in istrada in piedi, e, rialzandosi delicatamente le gonnelline sui fianchi, col pollice e l’indice chiusi e le mani tese, cominciò a ballonzolare avanti e indietro, dimenando il capo beatamente.

«Mio padre con tutta la famiglia, il medico ed alcuni avventori, uscirono dalla farmacia; tutti i vicini della contrada, i ragazzi vagabondi, si accostarono, e fecero cerchio intorno alla ballerina. Era un trionfo, e la mia vanità mi spingeva fortemente a pigliarvi parte.

«Saltai in istrada anch’io, e, piantandomi dinanzi a lei colle mani sui fianchi, mi posi ad imitare ogni suo movimento.

«Il repertorio del vecchio Lavatelli si limitava a poche cantilene di canto fermo di chiesa, e ad una sua canzone prediletta, che cantava in tono gemebondo quando lavorava nei campi, e della quale ricordo ancora lo stupido ritornello:

«I quattro evangelisti, la luna e il sol

«E chi ha creà sto mondo l’è stà nostro Signor.»