— Via! Non dite grullerie! Non occorrono tante esagerazioni per dimostrare che amate la musica, e vorreste studiarla. Dacchè credete ch’io abbia qualche ascendente sul vostro nonno, gli parlerò volentieri, e se non avrà nessuna ragione in contrario...
Fu in seguito a questo, che la direttrice scrisse al nonno per pregarlo d’andare da lei; e lui accorse premurosamente, com’era sua abitudine cortese, quando una signora lo chiamava; poi fummo chiamate in sala anche noi, ed alla nostra presenza, la direttrice espresse al nonno il nostro desiderio.
Il nonno l’ascoltò con deferenza, poi rispose:
— Deve sapere, cara signora, che queste ragazze non sono ricche; dirò meglio; non hanno nulla. Per conseguenza, intendo farne due buone massaie, che sappiano governar bene una casa, che amino lavorare e non isdegnino nessuna specie di lavoro.
La direttrice osservò:
— La musica è anche un lavoro; ed in alcune circostanze può riescire di grande utilità, appunto per una ragazza senza mezzi.
Ma il nonno la interruppe:
— Vuoi dire che potrebbe diventar maestra di piano, non è vero? O concertista? È verissimo. Ma bisognerebbe che queste signorine avessero cominciato a studiare da sei o sette anni almeno, quando erano bimbe. In quel caso soltanto, e consacrando moltissime ore al giorno a quello studio esclusivo, dato che avessero delle disposizioni veramente eccezionali, avrebbero potuto diventare delle brave pianiste. Ma avrebbero anche potuto non avere quelle tali disposizioni eccezionali, e perdere molto tempo inutilmente. Perchè, creda a me, cara signora, la smania della musica non prova sempre la capacità di riuscire in quell’arte tanto difficile e bella. Io ne so qualche cosa!
Il nonno disse queste ultime parole con quel sorrisetto e quello sguardo fisso davanti a sè, come in una visione lontana, che aveva sempre quando rivedeva col pensiero qualche scena del suo passato tanto remoto.
La direttrice, che conosceva la sua abitudine di raccontare le sue memorie alla spicciolata, sotto forma di aneddoti e di storielle, gli disse: