«Erano delle scale eseguite sul flauto,

«Per entrare nel castello bisognava traversare un ponte, sul fossato che lo circondava. Io era rimasto sbalordito sul ponte, quando vidi uscire dalla corte il giardiniere e, tutto palpitante, gli domandai:

— «Chi è che suona?

«Egli si fermò, e rispose:

— «È il marchesino che prende lezione di flauto.

«Tornai ad interrogarlo:

— «Comincia ora?

— «Chè! Sono due mesi che fa gli stessi urli. Non ne ha voglia. È suo padre che vuol fargli imparare la musica ad ogni costo. E tutte le sere, lassù, in quella sala al primo piano, dove vede il lume, il povero maestro, venuto apposta da Novara, ci rimette tanto di fiato con quello zuccone da marchesino.

«Consegnai la medicina al giardiniere, poi tornai a varcare il ponte, e feci il giro del castello fuori dal fossato, fissando sempre quella finestra illuminata, ed ascoltando con amore quell’orrore di scala stonata.

«Un lungo e forte ramo d’ippocastano, che sporgeva traverso il fossato, andava a finire dinanzi alla finestra, e ne velava e frastagliava la luce.