«Alla vista di quel bel flauto, tanto desiderato, laggiù in terra, io non avevo ragionato più; ed impazzito dal desiderio di possederlo, avevo spiccato il salto dal ramo dove ero seduto, ed ero piombato in giardino.
«Dalla finestra dove il maestro si era affacciato, partì un grido di terrore.
«Un minuto dopo mi sentii sollevare pietosamente, ed aprendo gli occhi, vidi, nella penombra d’una sera senza luna, il maestro ed il marchesino, che mi reggevano, pallidi dalla paura. Il marchesino non era più superbioso.
«Per fortuna, dalla finestra del primo piano, il salto non era stato alto, ed anzi, passato il primo sbalordimento, mi parve di non essermi fatto nessun male.
«Fu soltanto quando vollero rialzarmi, che mi accorsi d’avere una gamba, che non mi reggeva, e che era rotta.
«Il marchesino voleva portarmi al castello, ma il maestro ed il marchese, che era accorso anche lui, dissero che si troverebbe più pronto il soccorso portandomi alla farmacia di mio padre.
«Là fui accolto da rimproveri per la mia sbadataggine, che velavano male il turbamento e l’angoscia de’ miei poveri genitori, punto carezzevoli, ma in fondo amorosissimi.
«Ma questo non c’entra con la mia storia.
«Il maestro ed il marchesino erano stati colpiti all’udire che la passione della musica m’aveva spinto a salire sull’albero, ed a saltar giù; e pensarono, come gli altri, che dovevo avere delle attitudini eccezionali per la musica e che non si dovevano trascurare.
«Mio padre si stringeva nelle spalle, e diceva che avrebbe preferito che avessi delle attitudini per la farmacia.